Borracce in alluminio al posto delle bottiglie di plastica: perché farlo (e chi lo sta già facendo)

Borracce in alluminio al posto delle bottiglie di plastica: perché farlo (e chi lo sta già facendo)

Sempre più università e aziende si stanno attivando per la causa ambientale, abolendo le inquinanti bottiglie di plastica e distribuendo borracce personalizzate

Negli ultimi mesi c’è stata una vera esplosione del fenomeno delle borracce personalizzate. Ma questo trend, va detto, nasce come conseguenza di un fenomeno ancora più grande e del tutto contrario. Parliamo, ovviamente, del progressivo aumento del consumo dell’acqua in bottiglia, che negli ultimi trent’anni ha avuto una fortissima escalation a livello internazionale. E il nostro Paese, in tutto questo, fa peggio di molti altri: l’Italia è il primo Stato in Europa per consumo annuo pro capite di acqua in bottiglia, con ben 206 litri, laddove la media europea si ferma a a 117 litri. A livello mondiale, davanti all’Italia, ci sono solamente il Messico e la Thailandia, Paesi in cui però l’utilizzo di borracce non è sempre scontato, con meno della metà della popolazione che ha accesso a dell’acqua corrente sicura. Queste scusanti non esistono per l’Italia, sul cui mercato si possono trovare ben 259 marchi registrati di acqua imbottigliata (3/4 dei quali, tra l’altro, sono riconducibili a 8 super-gruppi, come Sant’Anna, Lete, Cogedi/Uliveto/Rocchetta, San Pellegrino, San Benedetto, Spumador, Gruppo Acque Minerali d’Italia e Ferrarelle).

 

L’inquinamento causato dalle bottiglie di plastica

A motivare l’utilizzo delle borracce al posto di quello delle bottiglie di plastica è principalmente, senza ombra di dubbio, l’inquinamento che queste ultime causano. Bisogna infatti partire dal presupposto fondamentale per il quale la plastica non si biodegrada come altri materiali, impiegando oltre 4 secoli: questo significa che tutta la plastica prodotta dall’uomo è ancora presente, in gran parte sotto forma di rifiuto. A soffrirne è il pianeta nella sua interezza, e soprattutto gli oceani, i quali ogni anno si ritrovano a raccogliere più di otto tonnellate di rifiuti plastici, i quali da soli costituiscono circa l’80% dell’inquinamento totale marino. Il caso più eclatante è il Pacific Trash Vortex, l’immensa chiazza di plastica che galleggia nell’Oceano Pacifico, ma non si può certo dire che il Mediterraneo sia in salvo: si tratta pur sempre, infatti, di un mare chiuso. A confermare il triste stato in cui versa il nostro mare è stato, tra le altre cose, il ritrovamento della carcassa di un cetaceo lungo le coste sarde, con oltre 22 chilogrammi di plastica a occupare due terzi del suo stomaco.

A questo va sommato il discorso delle emissioni relative alla produzione della plastica: per avere un chilo di plastica sono necessari due chili di petrolio, con la produzione di tutti i gas serra che questo processo comporta.

 

Bere l’acqua del rubinetto

Le borracce sono la soluzione perfetta per abbandonare le bottiglie di plastica, e sono l’ideale per tutti i lavoratori e per tutti gli studenti. Non si tratta, del resto, di una pura questione ambientale: bevendo l’acqua del rubinetto si risparmia, e pure parecchio. Stando ai dati elaborati dall’Unione Europea, optando per l’acqua del rubinetto è possibile risparmiare complessivamente 600 milioni di euro all’anno. Il gap tra costo dell’acqua del rubinetto e quello dell’acqua in bottiglia è infatti enorme: la seconda costa più di mille volte in più della prima. Nonostante questo, stando ai dati dell’Osservatorio nazionale sullo stile di vita sostenibile, il 67% degli italiani continua a preferire il consumo dell’acqua in bottiglia. Questo dato deve far riflettere, soprattutto se associato al fatto che il 91% degli italiani è convinto che la produzione e il trasporto dell’acqua in bottiglia comportano un elevato impatto ambientale.

In Italia, dunque, non mancano i mezzi – ovvero l’acqua corrente potabile – né la consapevolezza. A mancare, forse, è spesso il buon esempio.

 

Il buon esempio delle università con le borracce con il loro logo

Il buon esempio di cui i cittadini hanno bisogno per dire addio alle bottiglie di plastica e convertirsi alle borracce sta arrivando dalle università italiane. Il ruolo di pioniere, in questo senso, l’ha avuto l’Università Bicocca di Milano, che nel 2016 ha deciso di dare una svolta e di installare nei propri edifici 14 erogatori d’acqua liscia e gassata, del tutto gratuiti. E per dare maggiore spessore all’iniziativa, l’ateneo ha deciso di distribuire, a partire da quel momento, circa 12.000 mila borracce personalizzate con il logo dell’università a collaboratori e studenti, di modo da incoraggiarli a non acquistare bottiglie d’acqua e a usare invece i rubinetti di casa e gli erogatori gratuiti. A tre anni dall’avvio di questo progetto, i risultati sono ottimi, con ogni erogatore che in media ‘regala’ a studenti, ricercatori, professori e personale amministrativo circa 80 litri d’acqua ogni giorno. L’iniziativa della Bicocca è stata presto imitata da tanti altri atenei italiani, con l’Università di Bologna, il Politecnico di Torino, il Politecnico di Milano, l’Università di Catania e tanti altri centri a installare erogatori e a distribuire una borraccia in alluminio personalizzata.

Gli effetti positivi di tali iniziative sono molteplici. Si parla di un minor inquinamento, di un forte risparmio per studenti e lavoratori e di un ritorno d’immagine considerevole per l’università, la quale può contare su migliaia di persone che portano intorno e mostrano al mondo il logo del proprio ateneo. Questo ultimo vantaggio, in particolare, sta rendendo sempre più attrattive la borraccia personalizzata anche per le piccole e medie e aziende.

 

Le borracce come gadget promozionali

Non deve stupire il fatto di ritrovare sempre più aziende che distribuiscono ai propri clienti delle bottiglie alluminio personalizzate. Il via a queste efficaci operazioni di marketing e di branding è stato dato dalle università, le quali hanno segnato la strada per aziende di qualsiasi dimensione di qualunque settore: la tematica ambientale interessa infatti tutti quanti, e tutte le imprese possono trarre vantaggio dal mostrarsi più green in direzione del proprio pubblico. In molti casi la borraccia termica è distribuita come semplice gadget personalizzato ai nuovi clienti o a quelli più fedeli, mentre altrove sono al centro di iniziative più complesse. Si pensi per esempio al curioso progetto dei gestori del bar bolognese Tito, i quali hanno deciso di installare un depuratore d’acqua per riempire gratuitamente le borracce dei clienti. A disposizione degli avventori sprovvisti di borraccia propria ci sono le accattivanti bottiglie in alluminio personalizzate del bar, in vendita a 10 euro l’una.

Le possibilità per dire incentivare l’uso delle borracce e dell’acqua del rubinetto, dunque, sono davvero infinite.

 

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