Dispersione scolastica: un problema complesso alla base dell’uguaglianza

La dispersione scolastica è un fenomeno complesso e spesso non è del tutto riconducibile a un’unica ragione, ma più ad una concatenazione di valori. Va quindi analizzata e combattuta tenendo conto di un approccio multi-dimensionale, dove convivono da una parte gli aspetti personali e della vita privata, dall’altro quelli relativi alla sfera sociale e le relazioni che si instaurano tra singolo e la comunità in cui vive. Spesso la risultante di questi rapporti (ne sono esempi comuni i disagi personali, la situazione di difficoltà della famiglia, la totale mancanza di motivazione ed una certa diffidenza generale del sistema scolastico) alimentano il problema della dispersione scolastica in Italia.

Nonostante il nostro paese abbia fatto ampi progressi in un decennio, il livello medio di abbandono scolastico rimane una sfida significativa, persistendo tra i più alti dell’UE (in particolare al sud e tra i giovani nati all’estero). Secondo gli ultimi risultati ISTAT, la percentuale di giovani italiani nella fascia di età 18-24 anni che abbandona precocemente l’istruzione e la formazione è stata del 12.7 % nel 2021, con un calo netto rispetto al 13.1 % del 2019. Un trend positivo, ma che incoraggia ancora a far meglio. Se infatti paragonato al tasso medio UE attuale del 9.7% l’Italia si colloca a notevole distanza, soprattutto pensando dal traguardo UE 2030 che punta a stare al di sotto del 9%.


L’abbandono scolastico varia notevolmente da regione a regione. Il tasso di dispersione spazia dal 9.6% del nord-est al 15.3 % del sud, con un picco del 21.2 % in Sicilia. I ragazzi hanno più probabilità delle ragazze di abbandonare precocemente la scuola (14,8 % contro 10,5 % – fonte dati MIUR), con un divario di genere superiore alla media UE. La bilancia pende ulteriormente in negativo se si prende in considerazione la stessa fascia di età (18-24 anni) ma considerando solo le generazioni nate all’estero. In questo caso, il tasso di abbandono scolastico è poco al di sopra del 30% (superiore alla media UE del 21%), sottolineando come ulteriori problematiche di inclusione nel tessuto sociale nazionale incidano in modo netto sulla dispersione scolastica nazionale.

La dispersione scolastica è altresì uno degli strumenti di monitoraggio più adeguati per aiutare anche a capire quanto possa essere equa ed aperta una società. Questo perché purtroppo, la condizione socio-economica e la possibilità di delineare il proprio futuro di queste generazioni non si esaurisce con la scuola, dato che – in mancanza di un percorso e/o di un titolo di studio – queste giovani promesse avranno per certo meno opportunità, perpetuando il contesto di disuguaglianza che ha generato questo fenomeno.

COME COMBATTERE LA DISPERSIONE SCOLASTICA?

Molti sono gli strumenti e le iniziative per combattere l’abbandono dai banchi di scuola ed il più delle volte, la loro efficacia si misura tramite azioni congiunte che seguono una direzione sinergica. Tra i più noti, possiamo citare le attività extrascolastiche nei quartieri più a rischio, l’istituzione del tempo pieno, il supporto a gruppi di docenti che propongono didattiche innovative e inclusive, incontri in classe per affrontare tematiche sensibili, attuare piani di sostegno economico alle famiglie più bisognose etc etc..

Tra queste proposte, c’è anche “Frequenza 2.00” un progetto che fa parte del programma nazionale Frequenza200 di WeWorld, l’organizzazione non governativa italiana che combatte da anni la dispersione scolastica e la povertà educativa attraverso modelli educativi basati su pratiche inclusive. Il progetto di WeWorld è attivo in diverse città italiane come Roma (quartiere San Basilio), Milano (quartiere Barona), Frattamaggiore (periferia nord di Napoli), Catania (quartiere S. Cristoforo) ed è finalizzato a garantire il diritto allo studio e all’educazione, dando ad esempio supporto scolastico e psicologico, aiuto sulla scelta dei percorsi formativi post-scolastici. Per saperne di più, potete consultare la pagina ufficiale di WeWorld sulla dispersione scolastica e del progetto Frequenza 2.00.

CONCLUSIONE: UN PROBLEMA SOLO GENERAZIONALE?

La dispersione scolastica è una piaga trasversale di ogni sistema-paese. Anche chi non ne è toccato direttamente dovrebbe preoccuparsi, perché i giovani che lasciano la scuola non spariranno dalla faccia della terra e cercheranno di crearsi una vita, trovare un lavoro come chiunque altro (nonostante una posizione di svantaggio). E qui iniziano altre incertezze, e forse problematiche ancora più grandi. La dispersione scolastica, infatti, comporta un maggiore costo per lo Stato in termini di misure di protezione ed intervento sociale, di potenziale criminalità, apportando allo stesso tempo una minore ricchezza nazionale (sia per quanto riguarda l’eterogeneità della classe dirigente futura, sia per l’apporto di tasse indiretto derivante dal reddito). Ecco perché le disuguaglianze e la dispersione sociale sono un problema di tutti, non solo di chi le vive direttamente.

Foto di WOKANDAPIX da Pixabay