Isola dei Ciurli, ultimo atto: nessun risarcimento

Consiglio di Stato

Con una sentenza che ha in parte dichiarato l’appello estinto per rinuncia e in parte lo ha rigettato per intervenuta prescrizione, si è concluso davanti al Consiglio di Stato quello che appare l’ultimo match sulla tormentata e annosa vicenda dell’Isola dei Ciurli, una lottizzazione abusiva che, prima della confisca e dell’abbattimento dei 21 villini sotto accusa, a lungo è stata definita un ecomostro.

La società Immobiliare compravendita immobili e mobili di Monacelli Mario e c. s.a.s. aveva chiesto la condanna del Comune di Fondi e della Regione Lazio al pagamento, “a titolo di risarcimento di tutti i lamentati danni di natura patrimoniale e non patrimoniale, nonché morali, biologici, esistenziali, subiti e subendi”, quantificati in 30 milioni di euro, a seguito e a causa delle ultradecennali vicende connesse all’edificazione del complesso “Isola dei Ciurli”.


Una richiesta respinta dal Tar e che ora, in parte appunto per rinuncia e in parte per prescrizione, ha portato Palazzo Spada a dichiarare estinto l’appello.

Tra il 1971 e il 1972, ormai mezzo secolo fa, vennero rilasciate ai soci della cooperativa L’Isola dei Ciurli s.r.l. le licenze edilizie per la costruzione di 21 villini.

I lavori vennero però poi sospesi e, successivamente, le licenze edilizie vennero annullate nel 1974.

Un provvedimento quest’ultimo annullato dal Tar del Lazio nel 1982.

La zona dove era iniziata la costruzione dei villini venne classificata nel nuovo Prg come “residenziale di ristrutturazione edilizia B/4”, ma la Regione Lazio, nel 1978, la classificò come zona agricola V/2.

Una vicenda diventata dunque subito complessa.

Il Prg riconobbe infatti la cubatura già realizzata relativa alle 21 licenze edilizie e il complesso venne acquistato, nell’ambito di una procedura concorsuale, dalla società Monacelli, che ottenne le concessioni edilizie in sanatoria.

Vennero quindi avviate due inchieste, finite con l’archiviazione, e nel 1998 il consiglio comunale di Fondi diede il via libera al progetto per la realizzazione delle opere di urbanizzazione primaria e alla relativa convenzione.

Venne infine aperta un’altra inchiesta, che nel 2004 portò alla condanna dell’imprenditore Monacelli e alla confisca dell’intero complesso, disapplicando i provvedimenti di concessione rilasciati dal Comune.

Una sentenza confermata sia dalla Corte d’Appello di Roma che dalla Cassazione.

Ora l’ultimo atto al Consiglio di Stato.