Morti sospette in carcere, Cestra condannato per omicidio

Daniele Cestra

Diventato noto alle cronache come il serial killer delle carceri, Daniele Cestra, 44enne di Sabaudia, è stato condannato a 30 anni di reclusione dalla Corte d’Assise del Tribunale di Frosinone.

Per i giudici è stato responsabile solo di uno degli omicidi dei detenuti con cui divideva la cella nel capoluogo ciociaro, simulandone poi il suicidio.


Inizialmente i sospetti avevano riguardato quattro decessi avvenuti nel carcere di Frosinone ed era stato anche ipotizzato che il pontino avesse avvelenato il caffè per uccidere altri detenuti.

Il pm Vittorio Misiti ha però poi ritenuto che a carico di Cestra fossero state raccolte prove sufficienti solo per la morte, il 17 agosto 2016, dell’anziano Giuseppe Mari, di Sgurgola, e per quella, il 24 marzo dell’anno precedente, del 60enne Pietropaolo Bassi.

Delitti che avrebbe compiuto mentre era nel carcere di Frosinone per scontare la pena relativa a un altro delitto, quello di Anna Vastola, 81 anni, uccisa dall’imputati nel 2013, durante un furto nell’abitazione dell’anziana a Borgo Montenero, nel Comune di San Felice Circeo.

La donna lo aveva scoperto e lui l’aveva assassinata colpendola con una pala.

Il pm Misiti ha chiesto l’ergastolo per il 44enne.

Un detenuto aveva anche testimoniato di aver sentito Cestra dire: “Tanto ne ho ammazzati tre e faccio anche questo che è il quarto”.

I difensori dell’imputato, gli avvocati Angelo Palmieri e Sinuhe Luccone, hanno invece sottolineato l’assenza di prove certe e la Corte d’Assise ha infine assolto Cestra dall’accusa di aver ucciso Bassi e lo ha condannato a 30 anni per l’omicidio di Mari, escludendo le aggravanti.

Si profila a breve un’altra battaglia davanti alla Corte d’Assise d’Appello del Tribunale di Roma.