Tangeri, il Marocco fonte di ispirazione per il poeta ponzese De Luca

Antonio De Luca

Innamorato della cultura mediterranea, il poeta Antonio De Luca, di Ponza, continua nella sua peregrinazione di porti in porto. E Tangeri, in Marocco, continua ad essere per lui fonte di ispirazione

Tangeri


una brezza di primo
pomeriggio filtra sottile attraverso le persiane
della mia stanza
semichiuse
nella casa centenaria
dove albergo

tra le ombre dei vicoli della Medina
fin su alla kasbah sale
quell’odore di salmastro
misto a spezie
nella quiete
della lentezza delle cose

sopra la città
i gabbiani volano
durante tutto il giorno
uno stridio che si sente ovunque
un andirivieni di ali bianche
davanti alle finestre sopra i pati

tutto mi ricorda la città natale di Napoli

cammino a perdermi
a sprecare il tempo della bellezza
a cartografare memorie
i cicli della natura
a raccogliere il mondo
gli accadimenti che l’anima predilige
l’atlante della mia infanzia
le strade di adesso
quelle di domani
la sacralità caduta

davanti a questo mare
fui fortunato a navigare da bambino con papà
i lunghi anni dell’infanzia
i ricordi mi confondono la realtà
Tangeri mi rende irreale

davanti a un sogno
una città un verso un quadro una donna
allora mi innamoro

mi innamoro dei dettagli
amo i rumori del porto
delle onde sulla spiaggia
della gente che cammina
seduta ai Café o fuori le botteghe
amo la voce mistica e celebrativa del muezzin
che chiama alla preghiera
il mistero e la promessa divina
amo i mercati
i cani randagi e i gatti
le facciate dei palazzi
i gioielli berberi nelle vetrine
la città decadente e romantica
la città vecchia contrabbandiera e avventuriera
amo i poveri che la coscienza mi dilaniano
amo le donne che mi guardano
e mi baciano con gli occhi
amo le mani con cui al seno allattano i figli

alla Librairie des Colonnes
mi siedo
e guardo i libri e le sedie dove si riposavano nella loro vita tangerina:
Margherita Yourcenar Jack Kerouac,
Paul Bowles
la sua fuga dalla maledetta civiltà americana
sentina di tutti i mali come ebbe a dire,

nel silenzio di pile di libri
nel silenzio dello scorrere del tempo
il tempo mio della coscienza
ancora sento tutti vivi
apro le porte immaginarie degli scrittori
le conseguenze delle parole
e dei silenzi
come scrisse Jean Paul Sartre
ho L’uomo in rivolta tra le mani
di Albert Camus

in vetrina ieri
sono apparsi i miei libri di poesie
ho trascinato un’isola in questo tempio
un’isola di felicità e tormento
l’isola che si nutre del mio corpo

vivo giorno per giorno
ogni giorno infinito
non cerco non voglio verità
voglio le sere fresche di Tangeri
e il sole caldo di mezzogiorno
il saliscendi nella kasbah
voglio la pigrizia della città
sfuggo alla solitudine

voglio questo labirinto
l’essenziale incrollabile e irremovibile
dove mi guidano i desideri e le scoperte

ogni cosa ogni accadimento un miracolo una rivolta
la gente tutta mi commuove

la follia che è in me
colui che a volte parla tanto
e a volte il silenzio lo copre
come un cappotto in inverno
sente tutto pure tanto
a volte vince
ma quasi sempre perde
colui che può ferire ma porta cicatrici
che ama ma anche odia
e di tutte le occasioni nella vita non ne coglie molte

vive qui come vuole il vento tra la Medina di Tangeri e le spiagge del Mediterraneo
dove l’amore vive in attesa

a cancellare il mondo
come se vivessi un’altra vita