Le nuove linee guida dell’Istituto Superiore di Sanità su ansia e depressione

A marzo sono uscite le nuove linee guida su ansia e depressione del ministero. Strizzano l’occhio a quelle della sanità inglese, da sempre considerate tra le più importanti. Ma cosa dicono? Su tutte le più di 200 terapie della parola che si possono contare c’è un asso pigliatutto: la terapia cognitivo comportamentale. La terapia cognitivo comportamentale appare infatti la più raccomandata dalle varie linee guida internazionali.

Ad oggi vi sono molti centri che adottano questi interventi (continua su Psicoterapia Scientifica per saperne di più).


Cos’è la terapia cognitivo comportamentale

Con l’espressione “Terapia cognitivo comportamentale” (dall’inglese “Cognitive Behavioural Therapies, CBT) si indica un insieme di conoscenze scientifiche e tecniche psicoterapeutiche definite evidence-based, ossia fondate sulle più aggiornate conoscenze in ambito psicologico e riconosciute qualitativamente e funzionalmente superiori a procedure alternative.

Insomma rispetto ad altre terapie, sono quelle terapie che affondano la loro base nella ricerca scientifica.

Questo approccio si è sviluppato negli anni Sessanta come alternativa alla psicoanalisi fino a diventare ai nostri giorni l’intervento psicologico per eccellenza. La terapia cognitivo comportamentale viene infatti applicata per trattare un’ampia gamma di disturbi psicopatologici.

La CBT, in particolare, rappresenta l’integrazione tra le terapie comportamentali e cognitiviste. Infatti, il termine “cognitivo” si riferisce ai processi interni alla mente, mentre il termine “comportamentale” fa riferimento ai comportamenti manifesti del soggetto.

Lo scopo di tale approccio è quello di andare a modificare i comportamenti, le emozioni e i pensieri disfunzionali del soggetto, con lo scopo di migliorarne la qualità di vita.

L’approccio cognitivo comportamentale prevede una fase di valutazione iniziale, definita “assessment”, sulla base della quale viene impostato il trattamento. Questa valutazione permette di raccogliere informazioni circa la problematica riportata dall’individuo avvalendosi di diversi strumenti: colloquio, test psicometrici, interviste strutturate, osservazione diretta e misurazioni psicofisiologiche. Dall’analisi dei dati raccolti lo psicoterapeuta elabora una restituzione, detta “formulazione”, che include due sezioni principali: una prima parte storico-eziologica, dove si fornisce una ricostruzione eziopatogenetica dei fattori di esordio e di mantenimento del disturbo presente, e una seconda parte di tipo progettuale, in cui si illustra il trattamento terapeutico più appropriato ed efficace.

La terapia cognitivo comportamentale presenta le seguenti caratteristiche:

  • Fondata scientificamente: il trattamento si basa su evidenze scientifiche e protocolli di intervento in continuo aggiornamento
  • Orientata allo scopo. Stando a quanto emerso dalla valutazione, si definiscono con il soggetto gli obiettivi e gli scopi della terapia. Il programma di intervento viene stilato tenendo conto delle esigenze e delle caratteristiche del singolo paziente, stabilendo i tempi di intervento e le modalità con cui raggiungere gli scopi prestabiliti. Si formula quindi il cosiddetto contratto terapeutico, essenziale per valutare successivamente l’efficacia dell’intervento
  • Centrata sul problema attuale. La storia di vita del paziente viene indagata per comprendere in modo più approfondito l’esordio e lo sviluppo della problematica, ma il trattamento è mirato al problema attuale del paziente
  • A breve termine. La durata dell’intervento è variabile, condizionata dagli obiettivi, dalla gravità e dalla tipologia della problematica. Tuttavia, l’obiettivo della terapia è quello di fornire all’individuo gli strumenti e le strategie per acquisire autonomia nella gestione delle situazioni problematiche; l’intervento, quindi, mira ad avere una durata limitata nel tempo, in genere contenuta tra i 3 e i 9 mesi
  • Pratica e concreta: la terapia fornisce all’individuo strumenti e tecniche pratiche di fronteggiamento e gestione dei problemi
  • Collaborazione attiva tra clinico e paziente. Viene definita “empirismo collaborativo”: il paziente ha un ruolo centrale e attivo, il clinico rappresenta la guida alla scoperta della consapevolezza del proprio cambiamento e al cambiamento stesso. Conseguendo consapevolezza del proprio funzionamento e strategie funzionali, il paziente sarà in grado di applicarle autonomamente anche fuori dalla seduta

Tale approccio si avvale di diverse tecniche

  • Dialogo socratico: consiste in domande e risposte attraverso le quali il clinico guida il paziente ad acquisire una maggiore consapevolezza del proprio funzionamento, essenziale per determinare il cambiamento
  • ABC e scoperta guidata: elemento cardine della psicoterapia cognitiva
  • Disputing (Ellis) e ristrutturazione cognitiva (Beck): consentono di mettere in discussione i pensieri automatici negativi, ossia quei pensieri che risultano essere disfunzionali per la persona
  • Esposizione e tecniche comportamentali
  • Problem solving: tecnica che consente di identificare un problema e di individuare un obiettivo rispetto a tale problema; successivamente si procede frantumando il problema in diversi step di minore entità e trovando le soluzioni da mettere in atto per ogni singolo step, fino ad arrivare ad una risoluzione definitiva del problema
  • Homework (“compiti a casa”): il modello cognitivo comportamentale prevede che il paziente applichi al di fuori della seduta le strategie acquisite e si eserciti ad utilizzarle. Esempi di homework sono: il problem solving, l’esposizione, la costruzione di schemi, la compilazione di una scheda di automonitoraggio.