Inchiesta antimafia “Reset”, tutti a giudizio

Trenta rinvii a giudizio al termine dell’udienza preliminare per gli imputati nel procedimento scaturito dall’inchiesta antimafia denominata “Reset”, relativa a un sistema di estorsioni e traffico di droga che sarebbe stato portato avanti per lungo tempo a Latina dal clan Travali.

Alla fine soltanto due imputati hanno scelto di essere giudicati con rito abbreviato e dunque allo stato degli atti, Francesco Viola e Giovanni Ciaravino.


I due verranno processati il prossimo 14 aprile dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Roma, Monica Ciancio.

Il gup Ciancio per gli altri 30 ha invece disposto un processo, che avrà inizio l’1 marzo prossimo davanti alla Corte d’Assise del Tribunale di Latina.

A giudizio George Valeriu Cornici, Alessandro Anzovino, detto Ciba, Davide Alicastro, i fratelli Angelo e Salvatore Travali, Angelo Morelli, Vera Travali, Alessandro Zof, Ermes Pellerani, di Bassiano, Cristian Battello, detto Schizzo, di Aprilia, Fabio Benedetti, Costantino “Cha Cha” Di Silvio, Antonio Neroni, detto Caniggia, Antonio Giovannelli, Dario Gabrielli, detto Rame, Mirko Albertini, Silvio Mascetti, Matteo Gervasi, Francesca De Santis, Antonio Peluso, Manuel Ranieri, Shara Travali, Valentina Travali, Giorgia Cervoni, Tonino Bidone, Riccardo Pasini, Luigi Ciarelli, Corrado Giuliani, detto Zao, Franco Della Magna e Denis Cristofoli.

Per i pm Corrado Fasanelli e Luigia Spinelli, che hanno coordinato le indagini svolte dalla squadra mobile di Latina, il clan avrebbe costituito un’organizzazione dedita al narcotraffico, rifornendo di cocaina, hashish e marijuana le piazze di spaccio di Latina, Cisterna, Sezze e Aprilia.

A capo di tale organizzazione vi sarebbe stato Angelo Travali, aiutato dal fratello Salvatore, mentre i fornitori di droga sarebbero stati Gianluca Ciprian, per cui l’Antimafia procederà separatamente, Cornici, Zof e Luigi Ciarelli.

Diverse anche le estorsioni contestate.

I fratelli Angelo e Salvatore Travali sono infine accusati dell’omicidio di Nicolas Adrian Giuroiu, in quanto per gli inquirenti avrebbero fornito le armi e supporto logistico agli esecutori materiali del delitto, compiuto a Latina l’8 marzo 2014, al fine “di agevolare l’associazione a delinquere facente capo a Costantino Di Silvio detto Cha Cha e ai fratelli Travali”, rafforzando “all’esterno la forza criminale attraverso la partecipazione ad un’azione omicida voluta da soggetti vicini al gruppo, così dimostrando di disporre di armi, di utilizzarle in fatti di sangue e di esercitare il controllo sulle azioni criminali di maggiore rilevanza”.

Ventinove le parti offese, tra cui imprenditori, ristoratori, gioiellieri, titolari di negozi di abiti griffati, ottici e avvocati del capoluogo pontino.