Maxi truffa con le barche insicure, tutto in prescrizione

Il Tribunale di Latina

Prima che esplodesse il caso delle concessioni balneari a Ostia, una prima traccia di un certo sistema era emersa a Latina nell’inchiesta denominata “House Boat”.

L’ex dirigente del Municipio X, Aldo Papalini, poi accusato nella capitale ipotizzando che avesse spalancato le porte della pubblica amministrazione al clan rom Spada, favorendolo nell’assegnazione di un lido, nel capoluogo pontino venne indagato insieme a cinque imprenditori e professionisti, con l’ipotesi che avesse costituito un’associazione per delinquere con cui, commercializzando natanti insicuri anche agli enti pubblici, grazie alla falsificazione dei marchi di garanzia, venivano messe a segno truffe e frodi, oltre a compiere una serie di evasioni fiscali.


Il processo però è andato per le lunghe e tutto si è ora risolto con la prescrizione.

Le indagini del Nucleo speciale della Capitaneria di porto erano partite da una denuncia per truffa presentata all’Ufficio circondariale marittimo di Anzio.

Al vertice della presunta organizzazione criminale, secondo gli inquirenti, c’erano Papalini, di Pomezia, dirigente del Municipio X, e Vincenzo Pantaleo, 61 enne di Latina.

I due, insieme a Vasilica Lupuleasa, 35 enne romena, residente ad Ardea, cognata di Papalini, per il pm Cristina Pigozzo, avevano costituito la società Italiana Trawler srl, impegnata nella costruzione di natanti nel proprio cantiere di Borgo Sabotino, in via delle Vergini Nuove, che sarebbero però stati privi delle necessarie omologazioni e ai quali sarebbero stati apposti marchi falsi, piazzandoli tanto a privati che a enti pubblici.

Vincenzo Pantaleo, in particolare, insieme a Giuseppe Pantaleo, 35 enne di Velletri, si sarebbe occupato della progettazione, della costruzione e della vendita di moto d’acqua e barche, e Papalini di ottenere commesse pubbliche, come quella per il sistema di salvataggio a Castelporziano e appunto Ostia.

Sempre Papalini avrebbe poi utilizzato la Trawler come cartiera, per evadere il fisco.

Raggiri iniziati nel 2009 e andati avanti per oltre due anni.

Una truffa sarebbe infine stata tentata ai danni del Comune di Anguillara e una messa a segno ai danni della Regione e del Comune di Roma, grazie anche all’aiuto di un geologo, Alfredo Pollini, 68 anni, romano.

Una volta sequestrati i natanti, Vincenzo Pantaleo avrebbe inoltre cercato di ottenerne il dissequestro utilizzando una relazione tecnica fatta da un ingegnere 40enne di Roma, ritenuta dal sostituto Pigozzo falsa.

A giudizio erano così finiti Papalini, i Pantaleo, Lupuleasa, Pollini e Carmine Gigante.

Visto il troppo tempo trascorso dai fatti, il Tribunale di Latina ha però dichiarato il non luogo a procedere per intervenuta prescrizione per cinque imputati e per il sesto, l’ex dirigente del Municipio X, ha preso atto che nel frattempo è deceduto e i reati si sono dunque estinti.

I giudici hanno inoltre disposto il dissequestro delle barche e la restituzione agli imputati prosciolti.