Silenzio sul progetto Adrover, Legambiente bussa al difensore civico regionale

Palazzo Adrover

Legambiente Terracina, non appena avuta la notizia del passaggio in Commissione Paesaggistica del progetto ‘Residence Adrover’, e memore di quanto già accaduto nella vicenda Pro Infantia, con un primo passaggio in Commissione Paesaggistica a maggio 2020 (parere negativo) e un secondo progetto poi autorizzato 6 mesi dopo con iter velocissimo sotto Natale, aveva tempestivamente inviato il 28 luglio scorso una istanza di accesso agli atti per acquisire tutta la documentazione tecnica ed amministrativa relativa “alla nuova lottizzazione in programma sul lungomare”, ritenuta per caratteristiche gemella a quella della Pro Infantia. “Un altro immobile pregiato, su un lotto fronte mare, lasciato all’incuria e al degrado per anni, che ha sempre avuto destinazione sociale e didattica, destinato da PRG anche a verde pubblico e parcheggi e che improvvisamente, grazie al quadro normativo della Rigenerazione Urbana a Terracina, da noi fortemente contestato ormai da mesi, diventa appetibilissimo al privato che acquista a prezzi stracciati presumibilmente per abbattere e ricostruire villini, utilizzando magari tutto il lotto a disposizione, incluso il verde pubblico e l’area parcheggi con relativa monetizzazione” spiegano dall’associazione ambientalista.

Nicola Procaccini

“Anni fa l’ex sindaco di Terracina Nicola Procaccini dichiarò che l’amministrazione si sarebbe impegnata a che il palazzo non cambiasse la destinazione sociale e didattica che gli era stata da sempre attribuita affermando anche che l’Università di Cassino, comproprietaria dell’immobile, aveva manifestato la volontà di acquistarlo e che l’amministrazione comunale si sarebbe data da fare perché il palazzo e il suo giardino restasse luogo di istruzione con finalità pubbliche. Anzi aveva perfino affermato pomposamente in un comunicato stampa che Villa Adrover era ‘un vero gioiello di famiglia’ – che per lo Stato valeva però solo 2,8 milioni di euro. L’immobile dispone di tre piani, di un piano seminterrato, di una terrazza e di una ampia area verde perimetrale. Ciascuno dei piani copre una superficie di circa 500 mq e a ciò si deve aggiungere adesso la potenziale edificabilità di parte dello spazio perimetrale e quindi il reale valore commerciale dell’edificio, poteva essere almeno il doppio.


Anna Giannetti

Invece, a dispetto delle promesse, il 26 febbraio 2019 con delibera di consiglio comunale n.2 veniva approvato il piano annuale 2019 e pluriennale 2019-2021 delle alienazioni e valorizzazioni del patrimonio comunale nel quale il valore stimato complessivo del compendio immobiliare della ex Villa Adrover veniva addirittura ridotto a 2.592.000 € (proprietà del Comune di Terracina ½), mentre già il 31 ottobre 2018 con delibera di Giunta comunale n. 222, per difetto di offerte dell’asta di cui all’avviso del 31.5.2018, la Giunta approvava la reiterazione dell’asta e concordava con la proposta dell’Università di Cassino relativa alla determinazione del nuovo prezzo a base d’asta, in ragione di una riduzione del 10% del valore originario. L’8 gennaio 2019 il Comune emetteva l’avviso di asta pubblica per la vendita del compendio immobiliare ex villa Adrover sito in Terracina, viale Circe angolo via del Piegarello – Classe energetica G. al nuovo Prezzo a base d’asta di 2.592.000€ (riduzione del 10% rispetto al valore a base d’asta iniziale di 2.880.000€) e a questo punto ci chiediamo: cosa ha convinto l’acquirente a comprare dopo la prima asta andata invece deserta? E quanto su quella decisione di acquisto abbia pesato la possibilità di demolire e ricostruire l’immobile con cambio di destinazione d’uso che intanto veniva normata a seguito dell’approvazione delle delibere di consiglio N. 53 del 16 luglio 2018 e N. 38 del 25 giugno 2019 che recepiva l’art. 4 della legge regionale sulla Rigenerazione Urbana applicandolo a tutta la strumentazione urbanistica comunale in vigore, senza una chiara identificazione degli ambiti di applicazione di suddetta normativa, e quindi anche alla zona in cui ricade il compendio della ex Villa Adrover? Sono domande legittime alle quali bisognerebbe dare una risposta. Nel frattempo però alla nostra richiesta di accesso agli atti non si risponde ed è per questa ragione che Legambiente si rivolge al difensore civico regionale, predisponendosi per eventuale ricorso al TAR regionale”.

“Dopo la querela-bavaglio nei miei confronti solo a causa della mia reazione (considerata eccessiva) ad un attacco pubblico subito in pieno consiglio comunale e in diretta streaming in cui si svelavano dati personali e paventavano controlli alle mie proprietà immobiliari e questo solo perché avevo osato denunciare abusi edilizi poi tutti confermati dalle indagini e avviati a processo, con questo silenzio di mesi rispetto alla richiesta di accesso agli atti si attua di fatto un’azione ostruzionistica proprio in virtù della vicenda ‘gemella’ della Pro Infantia e dei suoi tristi esiti con rinvio a giudizio del vicesindaco e assessore all’Urbanistica, dirigente e funzionario del Comune, non permettendoci un’analisi approfondita della pratica, in tempo utile per poterci opporre” dichiara Anna Giannetti, presidente del Circolo Legambiente Terracina ‘Pisco Montano’ e consigliere nazionale dell’associazione.

Il Comune di Terracina

“La mancanza di risposta del Comune, che per il tramite della sua Avvocatura, ci fa addirittura sapere che il nostro accesso agli atti potrebbe rappresentare un intralcio alla normale attività amministrativa citando una sentenza del TAR lombardo in cui si afferma testualmente ‘l’accesso agli atti non può essere trasformato in una causa di intralcio al buon funzionamento dell’amministrazione’ e rimanda tutto agli uffici i quali però ci avrebbero dovuto contattare per avviare comunque la predisposizione degli atti e invece non ci chiamano, testimonia di un modus operandi della nostra amministrazione assai singolare. Abbiamo poi appreso recentemente dalla stampa locale – continua Giannetti – che i consiglieri di minoranza all’unanimità hanno tutti sottoscritto una interrogazione, anche a seguito di altre mancate risposte agli accessi agli atti ma solo a seguito del ricorso al difensore civico della Regione Lazio da parte di una forza politica di opposizione non presente in consiglio comunale, segnatamente Europa Verde Terracina, e a tale proposito mi chiedo invece per quale ragione gli stessi consiglieri di minoranza all’unanimità non si siano invece scandalizzati di fronte ad un attacco sferrato a me e alla mia conosciuta e stimata associazione con aggressione verbale in consiglio comunale e successiva immediata querela nei miei confronti, per via del mio impegno per la denuncia di abusi edilizi tutti poi confermati con ordinanze di rinvio a giudizio. Quale è la motivazione della mancata presa di posizione a mia difesa da parte dei consiglieri di minoranza durante la famigerata seduta di consiglio del 25 gennaio scorso e della successiva mancata interrogazione in consiglio comunale su un fatto molto grave come quello accadutomi, così grave da essere invece riportato addirittura in una interrogazione al Senato da parte di alcuni senatori membri della Commissione Antimafia già lo scorso marzo? Come mai i signori consiglieri non hanno ritenuto di volerne sapere di più in merito alle motivazioni sottostanti l’attacco sferrato a Legambiente, con aggressione verbale e successiva querela?”.

La Pro Infantia

“Tornando invece alla lottizzazione, ricordando tutta la triste vicenda dell’alienazione, per pochi spiccioli, di un pregiato immobile di grande valore sociale già sede di uffici e scuole, ad un privato investitore, il quale evidentemente, come nel caso della Pro Infantia avrà giustamente fiutato un grande affare, e ricordando le promesse non mantenute della passata amministrazione, siamo abbastanza convinti che dietro questo silenzio ci possa essere in realtà un altro progetto edilizio potenzialmente speculativo sulle nostre coste, favorito dallo scellerato quadro normativo della rigenerazione urbana che ci priva di verde pubblico e parcheggi, peraltro ancora incompleto e a più riprese da noi segnalato alla Regione Lazio, e favorito anche dai vincoli minimali imposti dal Piano Paesistico Territoriale Regionale, che come Legambiente pure abbiamo aspramente contestato. Risulta la volontà di qualcuno non solo di chiuderci la bocca, sporgendo una querela-bavaglio, ma di volerci chiudere anche gli occhi, non dandoci i documenti. Abbiamo deciso quindi di presentare una istanza al difensore civico della Regione Lazio proprio per allertare la Regione su quanto accade nel Comune di Terracina in merito a nuovi progetti di lottizzazione costiera, preparandoci con il nostro Centro di Azione Giuridica, in caso di ulteriore diniego, per un eventuale successivo ricorso al TAR del Lazio”.