Camorra e ingiusta detenzione, nessun risarcimento a De Angelis

*L'arresto di De Angelis nel 2009*

Nessun risarcimento a Gennaro De Angelis, esponente del clan dei Casalesi che aveva messo radici a Formia, a lungo considerato l’uomo di fiducia dei capi della camorra casertana nel sud pontino.

La Corte di Cassazione ha confermato l’ordinanza della Corte d’Appello di Roma con cui è stata rigettata la richiesta di risarcimento per ingiusta detenzione fatta dal 77enne.


Nel 2015, nell’ambito di un’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia, il gip del Tribunale di Napoli ordinò l’arresto di De Angelis, che da Formia si era trasferito a Cassino, ritenendolo uno dei componenti di una cellula operativa dei Casalesi di cui avrebbe fatto parte anche Nicola Schiavone, nipote del boss Francesco Schiavone detto Sandokan.

Nel 2017 il Tribunale di Cassino, con una sentenza diventata poi definitiva, ha assolto l’imputato, ritenendo che non fosse stata raggiunta la prova che i beni e i valori contestati dagli inquirenti fossero stati acquisiti con capitali illeciti provenienti da Schiavone.

De Angelis ha quindi chiesto di essere risarcito per la detenzione subita, ma la Corte d’Appello prima e ora la Cassazione hanno negato l’indennizzo, ravvisando per il 77enne la colpa grave, “ostativa al richiesto indennizzo, nel silenzio serbato dall’indagato in sede di interrogatorio di garanzia e nella presenza, nel materiale probatorio acquisito dal giudice della cognizione, di conversazioni intercettate da cui emergevano, con chiarezza, incontri dell’istante con altri soggetti coinvolti nell’attività, già svolta in passato, di importazione di autovetture dall’estero in frode all’Iva, nonché la loro intenzione di riprendere l’anzidetta attività”.