Sentiero Malopasso, l’associazione La Barba di Giove attacca l’Ente Parco

L’Associazione ecologista La Barba di Giove interviene a gamba tesa contro il Parco regionale Riviera di Ulisse attaccando: “Più che un Malopasso un passo oscuro?”

Nella nota spiegano: “Eravamo già intervenuti qualche tempo fa sulla vicenda del sentiero Malopasso situato all’interno del Parco Regionale di Gianola e Monte di Scauri.

Avevamo ravvisato nell’accordo transattivo che l’Ente Parco aveva chiuso con alcuni privati, non direttamente coinvolti dall’apertura del sentiero, un atto contrario ad ogni norma di buona amministrazione e di tutela dell’interesse pubblico..

Ricordiamo che il  Sentiero del Malopasso è un antico sentiero di collegamento con una delle torri costiere,  ed è uno degli itinerari più suggestivi del Parco. Un sentiero che percorre un paesaggio di sughere, pini d’Aleppo e macchia mediterranea, a mezzacosta tra il mare e le pendici del Monte di Scauri.

Un sentiero che è stato oggetto di un lungo contenzioso concluso nel 2014 con una sentenza della Corte di Appello di Roma  che poneva l’Ente Parco nella condizione di procedere alla sua riapertura partendo dalla strada vicinale pubblica adiacente all’ex Taverna d’Oro  che era stata chiusa da “ignoti” con due sbarre.

Con una serie di incontri con i proprietari dell’area su cui insiste il sentiero, nel luglio del 2017   l’Ente Parco sottoscrive con essi un Verbale di intesa  in cui  viene autorizzato  a ripristinare, pulire, manutere e mettere in sicurezza il sentiero e, partendo dalla strada vicinale pubblica, ad attraversare le particelle di detti proprietari. Concordano , inoltre,  che se l’Ente dovesse ritenere non sicuro dal punto di vista geologico detto percorso è autorizzato ad individuare altro tracciato parallelo al primo e sempre insistente  su particelle dei medesimi proprietari.

L’accordo viene sancito con la deliberazione del Presidente dell’Ente Parco n.18 del 07/11/2017,  che approva il verbale di intesa,  dispone la riapertura del sentiero  dal tratto iniziale  e fino al confine con l’area ritenuta a rischio frana,  e avvia le procedure per l’individuazione di un nuovo tracciato, parallelo al precedente e non ricadente all’interno dell’area a rischio frana.

La nuova dirigenza dell’Ente Parco, nel frattempo erano cambiati sia il Presidente che il Direttore,  con Deliberazione  n. 12 del 01/04/2021 annulla in autotutela la delibera adottata nel 2017 con cui partivano le procedure per la riattivazione del Sentiero,  con la motivazione che bisognava  coinvolgere tutti i soggetti privati. Infatti un privato, non interessato dal verbale d’accordo anche perché non avrebbe  proprietà interessate dall’accordo precedente, aveva prodotto ricorso presso il Tribunale di Cassino che in primo grado, il 7 luglio del 2020, rigettava detto ricorso.

Era già curioso che in autotutela si annulli un atto che aveva visto soccombente la parte privata ma ancora più strana era l’accordo transattivo stipulato  che definiva solo il riparto delle spese legali e rimandava ad una successiva fase negoziale il destino del Sentiero Malopasso

Ma, come dice il detto popolare, il diavolo fa le pentole ma non i coperchi.

Il Tribunale di Cassino nella seduta del 9.06.2021, assume la transazione approvata dall’Ente Parco con la deliberazione n. 12 dell’aprile 2021 ma prende atto del mancato accordo del comune di Minturno e dei proprietari interessati dalla deliberazione del 2017.

Afferma, il tribunale, che pur essendo caduto il contenzioso tra Ente Parco e i proprietari che avevano adito il ricorso, deve però lo stesso procedere a sentenza, anche se virtuale, per definire il riparto delle spese legali tra ricorrenti, Comune di Minturno e i proprietari interessati dalla deliberazione del 2017.

Nella Sentenza, venuto meno l’attore principale, l’Ente Parco, il giudice dichiara il reclamante (i privati che avevano adito il ricorso contro gli atti derivanti dalla deliberazione del 2017) soccombente e dispone il pagamento delle spese legali nei confronti degli altri attori che erano intervenuti nel procedimento.

Purtroppo è, come dice il giudice, una sentenza virtuale in quanto, sfilandosi l’Ente Parco, la materia del contendere era venuta meno con la deliberazione dell’aprile 2021.

La sentenza del Tribunale  è di una chiarezza esemplare. I ricorrenti hanno visto bocciati tutti i loro motivi di opposizione agli atti derivanti dalla Deliberazione del 2017.

L’Ente Parco sottraendosi, con l’accordo transattivo, “in autotutela” (sarebbe a questo punto facile la battuta) ha reso virtuale tale sentenza .

Una sentenza  che rimane sulla carta perché l’Ente, per usare una metafora calcistica, ha abbandonato il campo di gioco.

Emerge chiara la subalternità dell’Ente. Sarebbe da approfondire  il perché…

Una domanda: ma l’Avvocatura dello Stato, che difendeva l’Ente Parco, quale parere ha dato sull’accordo transattivo approvato con la Deliberazione dell’aprile 2021, visto che tale parere nel corpo dell’atto non è menzionato?

E’ una vicenda che merita di essere attenzionata dalla Regione Lazio e noi ci adopereremo in tal senso.

L’Ente Parco ha dimostrato in questa vicenda di avere una funzione gregaria  rispetto alle ragioni di  privati che mettono in discussione la stessa preesistenza del sentiero del Malopasso e la natura pubblica della prima parte del sentiero, come si legge nella proposta di accordo transattivo..

Più che in una selva oscura ci si è persi in un sentiero, speriamo solo che la diritta via non venga smarrita.

La riapertura del Malopasso è un tassello fondamentale nel processo di valorizzazione dell’area del Parco di Gianola e Monte di Scauri.”