Da Napoli al Marocco, il viaggio mediterraneo di De Luca

Riceviamo e con piacere pubblichiamo la prima di dieci storie scritte dal poeta mediterraneo Antonio De Luca, di Ponza, raccolte ne “I quaderni di Mogador”.

Sono storie scritte due anni fa come diario di viaggio e quella che pubblichiamo riguarda Napoli.


6 I quaderni di Mogador

Oggi mi ritorna Napoli. Napoli amata e sofferta. Pensata e dimenticata e ancora tornata. La porto dentro. Le origini. Mi appartiene. Poroso come la sua pietra.

Napoli destino, come Istanbul per Orhan Pamuk. Gli anni delle conoscenze, della poesia, Virgilio, Orazio, Catullo, Leopardi, Dante, Saffo, i filosofi. Tutta la poesia. Moby Dik e Il vecchio e il mare. Il parto di essere un anarchico.

Posillipo mi accolse per cinque lunghi anni e mi diede il sangue. I Padri Barnabiti, gli anni dolci del pensiero, delle scoperte. Gli innamoramenti. La vita dei sensi. La bellezza mediterranea. I sentori degli aranci e del lentisco. La passione agli estremi. Le disfatte macerie di una polis.

Quanto di Napoli è ora aria che respiro, è luce sulla strada. È carne e poesia di questo corpo irrequieto. Destino. Pensiero arcano. La bellezza e l’amore. Gli Dei e le isole.

Napoli è con me per queste terre liberatrici ovunque. Per questo vagabondare in lidi sconosciuti. Ritornare a Napoli sul pensiero di Hemingway e Melville, Wilde, e i viaggiatori di un tempo.

Il Vesuvio, Pompei, il Museo di Archeologia, il porto e le navi che partono, il caffè Gambrinus. E poi Il lago d’Averno, i vecchi quartieri, le antiche trattorie, il vino di Gragnano, gli spaghetti alle vongole mangiati ai bordi del mare.

Ripercorrere i loro passi con il loro pensiero e il mio di allora, tra i resti della villa di Publio Vedio Pollione, la scuola di Virgilio. Sentire ancora l’eco dei versi nell’antico teatro. La venerata Pausilypon. Dove crebbi gli anni più felici.

Quel demone della memoria che ancora alimenta inquietudine e meraviglia. Sogni e illusioni. Il dubbio e la parola. Nella Neapolis virgiliana mandai via il Dio unico salvatore, che promuove superiorità. Guerra e castigo. Basta con quella puzza di Dio, per dirla alla Carmelo Bene. Assassino del pensiero umano. Quella religione maschera di ogni radice di inciviltà. E anche mi ritorna Ponza.

Mentre Essaouira mi fa vivere. L’isola lontana. Gli anni primitivi. La vita essenziale. La materia prima. I nonni la famiglia. La prima vita sulle spiagge e sulle barche. I remi i pesci e tutto quello che è marino. La libertà e il suo prezzo. La luce dei pomeriggi d’inverno. Le prime letture, i primi dolori e le gioie irrefrenabili. L’amore sopra il tutto.

Quell’isola è una grande stanza senza pareti dove entra il mondo fuori rotta. E poi chiusi la porta per non perderlo. Oggi sto qui, verso le mura di Mogador vado con altre persone. Mi fermo al solito caffè nella Medina. Penso stupefatto di tanto ricordare. Di tutta questa poesia.

Anche la memoria abdica al tempo. Per vivere, qualcuno ha scritto TOUT, TOUT, DE SUITE. Tutto immediatamente. Dunque, quello che cercavo sono, scrisse Odysseas Elytis.