Interdittiva antimafia confermata dal Tar per “Il Siciliano”

Confermata dal Tar di Latina l’interdittiva antimafia emessa a carico di Fabio Di Stefano per la gestione del bar “Perla Nera” di viale Bruxelles.

Di Stefano, detto “Il Siciliano”, è il genero di Giuseppe Di Silvio detto Romolo, esponente dell’omonima famiglia di origine nomade e condannato per l’omicidio di Fabio Buonamano.


Proprio Di Stefano è stato uno dei principali indagati nelle indagini sugli affari del clan avviate dopo la cosiddetta guerra criminale del 2010 tra rom e non rom, è finito in inchieste su estorsioni e usura, e di recente è stato indagato nell’inchiesta della Direzione distrettuale antimafia di Roma denominata “Movida Latina”, relativa alla gestione dello spaccio di droga nel capoluogo pontino e alle estorsioni nel quartiere dei pub.

“Il Siciliano”, infine, insieme ad alcuni familiari è stato ritenuto dalla Divisione anticrimine della questura uno dei responsabili della realizzazione di una lottizzazione abusiva a Borgo San Michele.

Sposato con una figlia di “Romolo”, Angelina Di Silvio, detta “Perla Nera”, come il nome del bar, è ritenuto dagli inquirenti un uomo dal peso notevole negli affari dei Di Silvio.

Quando ha chiesto la licenza per installare delle slot machine e la Guardia di finanza ha fatto degli accertamenti, come disposto dall’Agenzia delle entrate, il prefetto Maurizio Falco ha fatto scattare l’interdittiva antimafia.

Era il 12 marzo scorso.

E a seguire il Comune ha revocato la licenza per il bar a Di Stefano.

Atti che quest’ultimo ha impugnato, chiedendo al Tar che venissero subito sospesi in attesa della discussione del ricorso nel merito.

Una richiesta respinta.

I giudici amministrativi non hanno ritenuto, a un primo esame, il ricorso fondato, “tenuto conto, da un lato, della natura di misura preventiva dell’interdittiva antimafia, come tale non ancorata all’accertamento di specifiche responsabilità penali del soggetto che ne è attinto, dall’altro, dell’articolato quadro indiziario evidenziato dalla Prefettura di Latina, che lascia presumere, alla stregua di valutazioni che non paiono abnormi o palesemente irragionevoli, la presenza di possibili infiltrazioni della criminalità organizzata tendenti a condizionare l’esercizio dell’attività di somministrazione di bevande e alimenti di cui è titolare il ricorrente“.