Latina terra dei clan, il Siulp: Questura da potenziare

Latina terra dei clan, il Siulp: Questura da potenziare

Latina e la sua provincia negli ultimi anni hanno scalato una triste classifica, ovvero quella dei territori a più elevata presenza criminale. Mutuando il titolo di un nostro vecchio convegno, si potrebbe affermare che ci siamo lentamente trasformati “Da terra bonificata a terra di mafia”.

Sempre più spesso cristallizzate dai media locali, anche le cronache nazionali si trovano a parlare, senza false enfasi, del nostro territorio come di un’area in mano a diversi clan. I risultati delle inchieste più recenti, dall’operazione “Don’t Touch” all’operazione “Reset”, passando per “Dirty Glass” e “Alba Pontina”, solo per citarne alcune, hanno fatto emergere un contesto desolante; imprenditori piegati alle logiche dei clan, personaggi senza pudore che si palesavano quali paladini della legalità e che invece, come emerso dalle indagini, erano legati ai clan rom per ottenere vantaggi elettorali ed altro.

Tale tendenza ha caratterizzato gli ultimi anni e si è distinta per la sua pervasività e capacità di adattamento, facendo registrare un diffuso sentimento di esasperazione e di insicurezza sociale che il SIULP ha intercettato già da tempo.

Insomma uno scenario deprimente quanto sconcertante, che, favorito anche dalla particolare posizione geografica del capoluogo, stretto tra le macro quanto complesse aree urbane di Roma e Napoli, presenta un panorama di illegalità diffusa a tutti i livelli, nonostante il massivo ed encomiabile impegno delle Forze dell’Ordine, della Magistratura ed i risultati delle varie inchieste.

Occorre dunque incidere sul sistema sicurezza in maniera concreta, decisa e rapida!

E’ sulla base di tali considerazioni che il SIULP di Latina rivendica l’innalzamento della Questura al livello superiore, traguardo che sembrava ormai a portata di mano e che invece è stato bruscamente abortito in favore di altre realtà del nord, con l’emanazione del D.P.R. nr. 171/2019, in relazione al Regolamento concernente modifiche al D.P.R. nr. 208/2001, per il riordino della struttura organizzativa delle articolazioni centrali e periferiche dell’Amministrazione della Pubblica Sicurezza.

Sia chiaro, l’innalzamento della Questura alla fascia superiore non sarebbe un’operazione di maquillage fine a se stessa, ma comporterebbe un immediato aumento degli organici con tutti i benefici che ne conseguono in termini di un rinforzato sistema di prevenzione e repressione dei reati.

Allo stesso tempo è necessario rivendicare l’istituzione di una sede distaccata della Direzione Distrettuale Antimafia, operazione che implicherebbe, quale diretta conseguenza, anche l’apertura di un centro della Direzione Investigativa Antimafia (Ufficio interforze composto da componenti delle varie forze di polizia specializzato in indagini antimafia).

Solo di due anni fa è l’ultimo intervento pubblico di questa O.S. in relazione alla proposta dell’apertura di una sede distaccata della Squadra Mobile di Latina presso il Commissariato di Formia, dove la realtà del territorio offre un quadro criminale che non può più essere collocato nel novero delle “semplici” infiltrazioni, ma effetto del radicamento di una marcata presenza di clan e loro affiliati.

Analogamente auspicabile è l’apertura in tempi celeri del costituendo Commissariato di P.S. nella città di Aprilia, il cui scenario ricalca in pieno quanto già rappresentato, ovvero una presenza criminale pressante che appare in maniera globalizzata su tutta la provincia ove, alla persistenza di vincoli territoriali di insediamento, si è associata una spiccata capacità di espansione in altre zone, senza risparmiare aree che solo fino a qualche anno fa erano considerate isole tutto sommato felici.

Fra le prime cinque province in Italia e prima nel Lazio, la città di Latina si attesta ai vertici delle classifiche riguardanti la crescita demografica, dato a cui non corrisponde un altrettanto aumento/adeguamento del numero degli operatori impiegati.

Con un aumento di reati per spaccio di droga e di tipo economico, sintomo della presenza di una criminalità che investe per ripulire capitali illeciti, con un numero delle associazioni per delinquere molto alto, che dimostra una spiccata capacità organizzativa, con i dati del Rapporto “Mafie nel Lazio” che non consolano, non si registra un analogo investimento nella sicurezza che le istituzioni dovrebbero garantire ai cittadini, che rischiano così di rifugiarsi in una spirale di insicurezza che inevitabilmente porta all’omertà, fenomeno inedito fino a qualche tempo fa.

La malavita, tanto più quella organizzata, si combatte con fatti concreti, questo è il motivo per cui questa O.S. rivolge un appello al Ministro dell’Interno Luciana Lamorgese e al Capo della Polizia Lamberto Giannini affinché vogliano valutare l’ipotesi di adeguare il sistema sicurezza alle mutate esigenze del territorio, principalmente attraverso il riconoscimento della Questura alla fascia superiore”.

A dichiararlo il segretario provinciale del Siulp, Tommaso Malandruccolo.

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