Nomina di Taglialatela, sul caso le precisazioni di Paola Villa

Nomina di Taglialatela, sul caso le precisazioni di Paola Villa

Sulle contestazioni relativamente alla nomina di Mario Taglialatela a capo di gabinetto al Comune di Formia, oggetto di un’inchiesta della Procura di Cassino e bocciata anche da Palazzo Chigi, l’ex sindaco Paola Villa fornisce delle precisazioni e sottolinea alcune stranezze.

Il parere della Funzione pubblica è stato chiesto dal dirigente Rossi anche in accordo con me in qualità di sindaco – sottolinea Paola Villa – affinché si approfondisse la legittimità dell’atto.

Poi il parere non parla di abuso di ufficio, ma di inquadramento dei compiti in cat. C“.

L’ex sindaco afferma inoltre che è una “cosa strana” che “anche Luigi De Santis fu capo di gabinetto di Sandro Bartolomeo sempre cat. C”, che “era presente sempre Cardillo Cupo in opposizione, eppure non si sollevò alcun caso”.

Ancora: “Certo molto strano è anche che si è arrivati alla delibera di nomina di Mario Taglialatela con un parere preventivo dei revisori dei conti, che hanno dato un parere favorevole. E in giunta è stato ratificato l’atto dal segretario generale, che non ha detto nulla”.

Il commissario straordinario Silvana Tizzano, attualmente alla guida dell’ente locale, alla luce del parere della Funzione pubblica ha intanto annullato tutti gli atti che hanno portato a quell’incarico e a ha disposto il recupero delle somme sinora spese dal Comune per lo stesso Taglialatela.

Sulla stessa vicenda inoltre, chiuse le indagini preliminari affidate alla Guardia di finanza, come ormai noto il procuratore capo di Cassino, Luciano d’Emmanuele, ha inviato tre avvisi di garanzia all’ex sindaco Villa, allo stesso Taglialatela e al dirigente Rossi, indagati con l’accusa di abuso d’ufficio e l’ormai ex capo di gabinetto anche per falso.

Il caso venne sollevato subito dalla minoranza consiliare e l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, principale esponente dell’opposizione, presentò una denuncia alla Procura di Cassino e segnalò il caso anche alla Corte dei Conti, ipotizzando un danno erariale.

Cardillo Cupo, di Fratelli d’Italia, sostenne che Taglialatela non poteva essere nominato capo di gabinetto essendo un dipendente pubblico da tempo in pensione, e che era stato inquadrato con un livello funzionale, economico e contrattuale, inferiore rispetto ai suoi più stretti collaboratori e componenti del gabinetto del sindaco.

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