Omicidio di Ferdinando Il Bello, arresti negati all’Antimafia

Omicidio di Ferdinando Il Bello, arresti negati all’Antimafia

Arresti negati per i pregiudicati Carlo Maricca e Fabrizio Marchetto, entrambi di Latina, accusati dell’omicidio di Ferdinando Di Silvio detto Il Bello.

Il Tribunale del Riesame di Roma ha confermato la decisione del gip Andrea Fanelli e ha rigettato l’appello con cui la Direzione distrettuale antimafia di Roma era tornata a chiedere un’ordinanza di custodia cautelare in carcere per i due indagati.

Secondo la Dda, avrebbe avuto caratteristiche mafiose anche il principale gruppo criminale rivale delle famiglie di origine nomade Ciarelli e Di Silvio; un gruppo che sarebbe stato capeggiato da Maricca che, alla luce delle dichiarazioni dei collaboratori di giustizia Renato Pugliese e Riccardo Agostino, di testimonianze vecchie e nuove, e di intercettazioni telefoniche e ambientali, è stato considerato appunto, insieme a Marchetto, ritenuto un suo soldato, responsabile del delitto compiuto il 9 luglio 2003 a Capoportiere, con una bomba piazzata all’interno di uno stereo della Fiat Uno che stava utilizzando Di Silvio, azionata con un radiocomando.

Un mese prima, il 21 giugno, il cognato della vittima, Luca Troiani, era stato ferito a colpi di pistola in via Villafranca da Marchetto.

Le indagini, dopo l’archiviazione della prima inchiesta, sono state riaperte nel 2018, sulla scorta di intercettazioni ambientali effettuate su disposizione della Dda in un’altra inchiesta, concentrata su un presunto gruppo criminale composto da Valeriu Cornici, Alessandro Zof e altri, impegnato a fare affari con la droga.

Venne infatti intercettato Maricca mentre “si lasciava andare a rilevantissime esternazioni autoaccusatorie”.

“Quando se parla de me – disse Maricca a un amico – ma io c’ho una storia veramente de crimini veri…mo non c’entravo…c’entravo…non c’entravo…ma era una criminalità quella vera…erano crimini fatti in una certa maniera…mai scoperti, mai risolti, omicidi, colpi grossi delle…un gruppo di persone pronte a sparare veramente”.

Ancora: “Non è mai uscito un pentito, mai chiacchiere, mai un infame in mezzo a noi”.

Al cognato di Di Silvio era stata sottratta una pistola, di cui si sarebbe appropriato Marchetto.

Dopo l’agguato, “Il Bello” avrebbe cercato di farsi giustizia da sé, presentandosi da Maricca e chiedendogli sia di consegnargli Marchetto che un risarcimento di 300 milioni di lire.

In discoteca il figlio di Ferdinando Di Silvio, Costantino “Patatone”, avrebbe poi incontrato il figlio di Maricca e l’avrebbe picchiato.

E Maricca avrebbe quindi ordinato l’eclatante attentato ai danni di Di Silvio.

“Il Bello”, agonizzante, disse a due carabinieri appena intervenuti a Capoportiere: “Appuntà, scrivi, sono quei due bastardi, te lo giuro credimi, Maricca Carlo e Marchetto Fabrizio”.

Per l’Antimafia, che relativamente all’omicidio di Capoportiere ha indagato anche Gianluca Giannangeli, Antonio Mazzucco detto Tulò, e Marcello Caponi detto Michigan, “appare evidente come l’ideazione, preparazione e consumazione dell’omicidio di Ferdinando Il Bello mediante la realizzazione di un’autobomba costituisca espressione del chiaro intento del gruppo riconducibile a Carlo Maricca di affermarsi sul territorio come consorteria indiscussa, in grado di pianificare un delitto con modalità non comuni, accedendo a mezzi tecnici e conoscenze logistiche degne delle organizzazioni mafiose di tipo tradizionale”.

Sia per il gip che per il Riesame però non vi sono gravi indizi a carico dei due, difesi dagli avvocati Leone Zeppieri e Luca Giudetti.

Secondo i giudici, sia gli elementi raccolti nella prima inchiesta, portata avanti dalla Procura di Latina e poi archiviata, che quelli raccolti nella seconda, quella dell’Antimafia, non sono sufficienti, anche se considerati complessivamente, ad addebitare agli indagati l’omicidio di Ferdinando Di Silvio, “non essendo stato possibile rinvenire dati obiettivi in grado di sostenerne la capacità indiziaria”.

You must be logged in to post a comment Login

h24Social
[ff id="2"]