Broker indagato per riciclaggio, spunta il nome di Barberini

Broker indagato per riciclaggio, spunta il nome di Barberini

Tra denaro frutto di evasioni fiscali e operazioni bancarottiere e spericolate operazioni da compiere per ripulire quelle ingenti somme, spunta nuovamente fuori il nome di Paolo Barberini.

L’ex amministratore delegato della Midal, un tempo colosso della distribuzione alimentare, è imputato davanti al Tribunale di Latina, con l’accusa di essere uno dei protagonisti di una bancarotta milionaria compiuta attorno al fallimento della società pontina.

E ora è anche indicato dalla Procura di Milano tra i cinque clienti di un broker di origini campane, Massimo Bochicchio, accusato di riciclaggio e a cui sono stati appena sequestrati undici milioni di euro.

A indagare sul broker, già accusato dalla Procura di Modena di appropriazione indebita per la truffa al mister dell’Inter Antonio Conte e ad altri vip, sono i pm Paolo Filippini e Giovanni Polizzi e l’aggiunto Maurizio Romanelli, che hanno chiesto e ottenuto dal gip Chiara Valori un sequestro preventivo fino a 10,9 milioni di euro.

Un provvedimento eseguito Nucleo di polizia economico-finanziaria della Guardia di Finanza di Milano, che ha sequestrato a Bochicchio quadri di Giacomo Balla e Mario Schifano, un vaso di Pablo Picasso, foto di Richard Avedon, orologi costosi, monete d’oro da collezione, mobili, pregiati, oggetti di design, oltre un milione di euro, su conti correnti o investiti in polizze, e un immobile a Cortina d’Ampezzo del valore catastale di circa 2 milioni.

Proprio nel provvedimento del giudice emerge quindi il rapporto tra il broker e Barberini.

Il gip ha ricostruito infatti il meccanismo che sarebbe stato architettato dall’indagato per consentire a cinque clienti finora accertati, tra cui l’ex amministratore delegato della Midal, per investire e “rientrare in possesso” di “consistenti fondi” sottratti al fisco o provento di altri reati come la bancarotta.

Bochicchio, a partire dal 2011, avrebbe “raccolto attraverso le società Kidman Asset Management e Tiber Capital, da lui create, controllate e guidate a Londra, la città dove viveva prima di trasferirsi a Dubai, “cospicui capitali dei propri clienti”.

Il denaro sarebbe stato “dirottato” in investimenti anche in Paesi a ridotta tassazione, caratterizzati da un’assoluta tutela della riservatezza e da una bassa collaborazione giudiziaria, come Singapore, Hong Kong e gli Emirati Arabi Uniti, promettendo alti rendimenti, omettendo i controlli antiriciclaggio prescritti e cercando di “occultare o ostacolare l’identificazione degli effettivi beneficiari delle somme di denaro” investite con strumenti ad “alto rischio”.

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