Omicidio Campanale, il giudice su Di Caprio: “Voleva uccidere”

Omicidio Campanale, il giudice su Di Caprio: “Voleva uccidere”

Depositate dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino, Salvatore Scalera, le motivazioni della sentenza con cui, a novembre, ha condannato a sedici anni e otto mesi di reclusione Edoardo Di Caprio, l’imprenditore di Scauri accusato dell’omicidio volontario aggravato di Cristiano Campanale e del tentato omicidio di Andrea Campanale, compiuti il 25 gennaio 2019 a Minturno, in via Antonio Sebastiani.

Di Caprio, alla guida di una Ford Fiesta, ha investito e ucciso Cristiano Campanale, aggredendo successivamente con un bastone anche il fratello della vittima, Andrea, nei pressi del suo negozio di alimentari “Sotto Zero”.

Una vicenda per cui il pm Maria Beatrice Siravo aveva chiesto la condanna all’ergastolo.

Dopo il dramma, i carabinieri sentirono l’imputato dire tra sé e sé: “Mi sono rovinato la vita, cosa ho fatto…è da stamattina che mi bombardano di messaggi WhatsApp dove dicevano che mi volevano incontrare e che non mi avrebbero dato i soldi che mi dovevano. Poi stasera mi ha chiamato Cristiano dicendomi che mi stavano aspettando fuori il mio negozio e avevo 5 minuti per arrivare lì, altrimenti andava da mia moglie. Non so che mi è preso. Sono salito in auto e sono andato lì. Volevo gonfiarli di botte col bastone. Poi, giunto all’incrocio, non so a quanto andavo, 130/150, ho fatto la curva e l’ho preso. Scendevo dall’auto col bastone e iniziavo a colpire delle persone, cosa ho fatto, cosa ho combinato”.

Andrea Campanale ha quindi riferito agli investigatori di essersi recato da Di Caprio insieme al fratello per trovare un accordo su un debito di circa mille euro che avevano con lui e per parlargli di una loro amica, che lavorava come commessa in un’altra attività commerciale dell’imputato, che sosteneva di essere stata a lungo molestata da quest’ultimo.

Per il giudice, Di Caprio “intendeva investire i due fratelli con la propria auto, travolgendo anche il palo, con l’intenzione di cagionare loro la morte ovvero lesioni”.

Tutto in appena 4 secondi.

Il gup Scalera ha poi sottolineato che “le questioni sottese al conflitto tra la vittima e l’imputato appaiono assolutamente irrisorie rispetto all’evento morte: il primo era risentito per il coinvolgimento della propria moglie a cui il secondo voleva mostrare la messaggistica relativa ad una relazione extraconiugale, quest’ultimo, a sua volta, si sentiva offeso per le accuse di cattivo pagatore che l’imputato gli aveva mosso nella piccola comunità di Minturno”.

I difensori dell’imputato, gli avvocati Pasquale Cardillo Cupo e Domenico Iaderosa, si preparano ora a ricorrere in appello.

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