La polizia locale al servizio di Acqualatina contro i morosi: la proposta

La polizia locale al servizio di Acqualatina contro i morosi: la proposta

Una richiesta che fa – e farà – discutere. E che, in caso di approvazione, darebbe luogo a una situazione quantomeno particolare: il pubblico si troverebbe ad andare in soccorso del privato. Nel caso specifico, la polizia locale affiancherebbe il personale di Acqualatina per staccare il contatore ai morosi. Eventualità che emerge da una proposta di deliberazione avanzata dalla segreteria tecnico-operativa dell’Ente d’Ambito Territoriale Ottimale di riferimento, e che passerà al vaglio dei sindaci dell’Ato4 nella Conferenza in agenda nella giornata di lunedì.

Recita la proposta in questione, la numero 8 del 2021: “Stabilire procedure operative che consentano al Gestore di avviare celermente la progettazione e l’esecuzione di lavori per la realizzazione di nuove prese stradali per agevolare la sospensione dell’utenza morosa con misuratore non accessibile; stabilire procedure operative che consentano la programmazione degli interventi da eseguirsi in zone storicamente ostili alle attività del Gestore, affinché i Tecnici siano accompagnati dalla Polizia Municipale, per garantire il buon fine dell’intervento; prevedere in caso di realizzazione di nuovi edifici l’obbligo di porre i contatori idrici al limite di proprietà privata, in luogo accessibile, chiuso in nicchia dotato di chiave universale; in considerazione della qualità di incaricati di pubblico servizio dei Tecnici del Gestore, ai sensi dell’art. 358 c.p., di dare mandato alla Segreteria Tecnico Operativa di avviare degli incontri finalizzati alla possibilità di ottenere una tempestiva assistenza della Forza Pubblica in caso di necessità”.

In sostanza, si chiede soprattutto di garantire ai sindaci facenti parte dell’Ato4 maggiori poteri, in modo da destinare all’occorrenza gli agenti della Municipale ad affiancare i tecnici di Acqualatina nelle operazioni di distacco delle utenze che presentano situazioni debitorie riconosciute. Una sorta di ‘scorta’, insomma.

Una bussata, quella contenuta nella proposta da porre al vaglio dei primi cittadini, che dalla multinazionale che gestisce il servizio idrico della provincia di Latina (e non solo) giustificano anche e soprattutto con l’alto impatto finanziario legato al fenomeno della cosiddetta dispersione amministrativa. Dal bilancio di Acqualatina, aggiornato al 2019, mancano più di 17 milioni di euro riferibili a bollette mai pagate, somma che per il 46% è legata a utenze ad uso domestico. Tra i comuni raggruppati nell’Ato4, quelli che presentano le percentuali maggiori di morosità sono Latina (19,12%), Aprilia (18,96%) e Anzio (14%). Ma sempre i numeri raccontano che i debiti a carico degli enti pubblici corrispondono a quasi 2 milioni e mezzo degli oltre 17 milioni di euro in questione, vale a dire il 14% del totale. Percentuale inferiore, eppure non certo trascurabile.

“La proposta di deliberazione ci appare, sotto tanti aspetti, improponibile e inaccettabile“, sbotta un gruppo di realtà associative con base nel sud pontino, nello specifico Cittadini per la Tutela dei Beni Comuni di Formia, Comunità del Lazio Meridionale e delle Isole Pontine, l’associazione dei pendolari della Stazione di Minturno, Confconsumatori Latina, Comitato Acqua Gaeta, Laboratorio Socio Politico San Giacomo, La Barba di Giove e Sud Pontino Social Forum. “Questa morosità è già a carico della collettività attraverso il pagamento dei tributi locali ma che si riverbera ulteriormente sulle utenze del servizio idrico attraverso gli ulteriori aumenti della tariffa. Già nel 2016, i sindaci, che ricordiamo siedono in Conferenza, approvarono un aumento sulla tariffa (del 9% – oltre 15 milioni di euro – spalmato a partire dal 2020) proposto dal gestore il quale, contestualmente presentava, a sostegno della sua richiesta, anche una serie di azioni necessarie per poter ridurre la morosità nei successivi anni fino a farla rientrare nei valori decisi dall’ Arera per il Centro Italia (3,8%) per l’annualità 2020. Ebbene, oggi siamo punto e a capo”.

“Il gestore lamenta ancora il mancato introito di ulteriori 17 milioni di euro e chiede quindi ancora un aumento della tariffa non essendo riuscito a fare nulla per recuperare le morosità pregresse riportandole ai valori di media nazionale”, continuano dalla realtà intervenute al riguardo, anticipate a Gaeta dal Partito Comunista. “Lunedì prossimo i sindaci si appresteranno ancora una volta ad avallare l’inefficienza del gestore che non ha saputo recuperare la morosità e si limiteranno solamente ad acconsentire a ulteriori richieste di aumenti tariffari. Come dire che nel 2016 la responsabilità della eccessiva morosità da recuperare non era di Acqualatina e pertanto si richiedevano e si accordavano aumenti con la promessa di recuperare la morosità nei limiti di valori normali nel quadriennio successivo, ma ora nel 2021 ai 15 milioni del 2016 se ne aggiungono 17 milioni ancora da recuperare, con la necessità di ulteriori aumenti.

Bisogna anche ricordare che ad oggi il gestore non segue neanche le procedure previste per la riscossione delle morosità definite dall’Autorità (Arera). A tutto ciò si aggiunge anche la beffa della richiesta della possibile attivazione della procedura di riscossione del debito che consente ai gestori di procedere con l’iscrizione a ruolo della tariffa del servizio idrico integrato sul presupposto che il servizio è di rilevanza pubblica e pertanto il corrispettivo di tale servizio è da considerarsi tributo.

Dunque i sindaci potrebbero autorizzare la segreteria tecnica, in accordo con Acqualatina, ad utilizzare una procedura di riscossione del debito nei riguardi dei cittadini/utenti con le modalità adottate da Ente pubblico. Non bisogna, invece, dimenticare che Acqualatina è una società di diritto privato che ogni anno nel suo bilancio dichiara un utile sempre crescente a fronte di un servizio di approvvigionamento sempre più carente. I mancati interventi del gestore nel recupero e riduzione delle perdite idriche, i mancati investimenti volti alla tutela e salvaguardia delle sorgenti sono causa di inefficienza e continui disservizi che incrementano atteggiamenti di rivalsa da parte dei cittadini ed un inevitabile incremento delle stesse morosità”, attaccano associazioni e comitati.

“A questo punto ci chiediamo se i sindaci che rappresentano gli interessi della intera utenza sono consapevoli di apprestarsi ad approvare un ulteriore aumento del 10 % sulla tariffa da aggiungersi a quello del 9% già in vigore e soprattutto sono consci che stanno avallando e sostenendo la possibilità che Acqualatina metta l’intera utenza della provincia nelle mani della riscossione pubblica con la emissione di cartelle e ingiunzioni di pagamento che contengano le morosità contribuendo a mettere in ginocchio i cittadini già eccessivamente vessati, ai quali viene fornito un servizio idrico che tutti sappiamo essere non efficiente e oggi anche esposti al pericolo di azioni esecutive. Approvare la riscossione pubblica significa autorizzare i pignoramenti, i fermi amministrativi delle auto ecc. I sindaci vogliono veramente addirittura questo? Quando poi essi stessi come enti pubblici sono morosi e nulla fanno per recuperare quanto non versato dagli enti pubblici? E davvero vogliono avallare la richiesta dell’intervento della polizia locale nei ‘territori
particolarmente ostili’, resi tali da un gestore che pretende il pagamento anche di acqua torbida, dallo stesso gestore definita ‘melmosa’, perché comunque considerata potabile e dunque da fatturare”.

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