Diablo, chieste le condanne di Giuseppe e Luigi D’Alterio

Diablo, chieste le condanne di Giuseppe e Luigi D’Alterio

Sono trascorsi ben diciotto anni dalle prime indagini compiute dalla Guardia di finanza di Formia su un ampio giro di spaccio di cocaina e hashish, con Fondi come snodo principale e accusati di fare affari con centinaia di chili di sostanze stupefacenti storici esponenti della malavita pontina.

Quell’inchiesta, fondata quasi integralmente su una montagna di intercettazioni, portò a 18 rinvii a giudizio, e venne chiamata “Diablo”.

A distanza di così tanto tempo non è però stata neppure emessa una sentenza di primo grado e, arrivato il momento della requisitoria, il pm Giuseppe Bontempo ha chiesto al Tribunale di Latina l’assoluzione o il proscioglimento per intervenuta prescrizione per tutti gli imputati.

Solo due le condanne chieste dal pubblico ministero, quelle per Giuseppe e Luigi D’Alterio.

I due dall’epoca di “Diablo” di arresti e sequestri ne hanno collezionati numerosi.

Secondo gli inquirenti Giuseppe D’Alterio, detto Peppe ‘o marocchino, sarebbe uno dei referenti dei Casalesi in provincia di Latina e a lungo avrebbe dettato legge al Mof di Fondi, monopolizzando il business dei trasporti su gomma.

Vicende in cui è stato ritenuto coinvolto anche il figlio Luigi.

Per quanto riguarda l’inchiesta “Diablo”, secondo la pubblica accusa i due, come emerso tra l’altro in altre indagini, avrebbero trasportato centinaia di chili di droga sui loro tir, facendo la spola tra la Spagna e il Nord Italia e Fondi, nascondendo le sostanze stupefacenti tra le cassette della frutta e della verdura.

Per Giuseppe D’Alterio il pm ha quindi chiesto una condanna a 8 anni di reclusione e per Luigi a 6.

A parlare sono state quindi le difese degli imputati, rappresentati tra gli altri dagli avvocati Maurizio Forte, Oreste Palmieri, Giulio Mastrobattista e Francesco Di Ciollo.

Si tornerà in aula il 16 aprile per le ultime arringhe e per la sentenza.

“Diablo” è un’inchiesta che venne portata avanti dal sostituto procuratore Vincenzo Saveriano e che vide i finanzieri di Formia impegnati per anni a monitorare i movimenti degli indagati, ad effettuare perquisizioni e sequestri, ad intercettare migliaia di conversazioni telefoniche e a piazzare decine di “cimici”.

Il magistrato si convinse che, tra il 2003 e il 2004, chili di hascisc e cocaina venissero acquistati a Milano, Roma, e Napoli da pregiudicati fondani, che nella Piana vendevano la sostanza stupefacente per indirizzarla al mercato locale e a quello di Cisterna di Latina e Sperlonga.

Il sostituto Saveriano ritenne anche che gli indagati in alcuni casi ricorressero alle maniere forti verso chi non pagava la droga e si dedicassero anche ad altri affari, come cercare di mettere in piedi una stamperia di denaro falso, rapinare tir o ricettare carichi di merce rubata.

Sotto accusa finirono così i fondani Giuseppe D’Alterio, il figlio Luigi, la moglie Anna Milazzo, il 38enne Luca Fabrizio, Alessio Ferri, già coinvolto anche nell’inchiesta antimafia “Damasco”, Francesco Pistillo, Pasqualino Marotta, Fabio Pannozzo, e un uomo del calibro di Carlo Zizzo, tutti di Fondi, Giuseppe Ciano, di Gaeta, Roberto e Gianluca Lorello, di Cisterna, Gianluca Risivi, di Lenola, Umberto Gori, di Sezze, poi deceduto, Matteo Baldascini, di Latina, Fabio Criscuolo, di Latina, Aldo Perrucci, di Napoli, e Antonio Scimmo, di Volla.

Diciotto indagati tutti mandati a giudizio nel 2012 dal giudice Laura Matilde Campoli.

Ma diciotto anni sono troppi anche per un’inchiesta come “Diablo”.

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