“Operazione anni 2000”, le armi dei clan e le intercettazioni dal carcere

Operazione anni 2000 dalle indagini emergono anche la quantità di armi nelle disponibilità dei clan e le intercettazioni dal carcere. E’ quanto reso noto dai Carabinieri a margine della importante operazione scattata ieri. 

“Per meglio delineare – si legge in una nota dell’Arma .-  gli aspetti connessi alle metodologie criminali poste in essere dai clan Antinozzi e Mendico, si rimarca la particolare disponibilità di armi per entrambi i sodalizi, utilizzate al fine di incutere terrore tra imprenditori e rivali nonché l’acredine esistente tra le due famiglie.


La violenza adottata dal clan Antinozzi nel perseguire le proprie strategie criminali, si rileva particolarmente dalla disamina di alcune intercettazioni telefoniche nel corso delle quali i sodali non esitano a predisporre spedizioni armate nei confronti delle vittime designate. in questo modo le stesse erano costrette a chiedere “protezione” dietro la corresponsione di somme di denaro (cfr intercettazione Antinozzi Antonio…”e ci andiamo con le pistole”).

la rivalità tra i clan Mendico ed Antinozzi si denume altresì dal contenuto di una intercettazione ambientale tra Antinozzi Antonio, detenuto presso il carcere di Parma, il nipote De Martino Vincenzo ed il figlio Antinozzi Decoroso; nella circostanza il nipote riferisce allo zio del passaggio di affiliati del suo gruppo a quello di Mendico approfittando dell’assenza dello zio; De Martino afferma così che: “queste persone dicono di aver vinto loro”.

nel corso di altra intercettazione tra gli stessi interlocutori emerge la disponibilità di armi per imporre il proprio predominio anche sul clan avversario nonché verso potenziali rivali”