Covid e ospedale di Formia, Articolo Uno si appella al Ministro (e coordinatore)

Covid e ospedale di Formia, Articolo Uno si appella al Ministro (e coordinatore)

I referenti provinciali e del sud pontino di Articolo Uno hanno scritto al coordinatore nazionale del partito Roberto Speranza, attuale ministro della Salute, al coordinatore regi0nale Riccardo Agostini e all’assessore regionale alla Sanità Alessio D’Amato. Una missiva incentrata sull’emergenza sanitaria da Covid-19 e sulla situazione dell’ospedale Dono Svizzero di Formia. 

“Abbiamo più volte rappresentato, costituendo priorità programmatica assoluta la salute e la sanità pubblica, la situazione preoccupante sotto il profilo dell’offerta sanitaria nel territorio della provincia di Latina e, più nello specifico, nel sud pontino”, recita il documento in questione, a firma dei rappresentanti Maria Rita Manzo e Beniamino Gallinaro. “In particolare, non sono mancate occasioni nelle quali, con mezzi e forme diverse, abbiamo denunciato la necessità di un intervento della politica riguardo quella che da anni si profila come emergenza. Abbiamo più volte denunciato la fragilità di un Sistema ospedaliero che presenta un deficit di posti letto rispetto agli standard previsti per legge. La nostra provincia, a fronte di uno standard di 3 posti letto per 1000 abitanti, ha a disposizione 2,5 posti letto per 1000 abitanti.

Le battaglie già ricorrentemente intraprese localmente hanno riguardato il potenziamento della medicina territoriale, la tutela dei PPI e dei presidi ospedalieri, l’impegno sull’Ospedale del Golfo. Riguardo quest’ultimo assunto, che ormai sembrerebbe rientrare negli impegni anche finanziari presi,
chiediamo certezze sui tempi reali della sua realizzazione.

La pandemia che si è abbattuta sul Paese e, in maniera molto consistente, anche nella nostra Provincia, moltiplica il disagio e all’emergenza preesistente in provincia di Latina unisce la drammaticità di una situazione epidemiologica molto preoccupante che obbliga ad una attenzione e all’accelerazione di interventi in grado di evitare il peggio. I contagi totali da inizio pandemia sono arrivati, al 15 gennaio, a quota 17.687, con ben 3143 nuovi positivi e 42 morti solo nel mese di gennaio.

La popolazione – proseguono da Art. Uno – è nella morsa di una curva epidemiologica che fa registrare dati molto allarmanti e che vede crescere il numero dei casi di positività in provincia ed in particolare in alcuni comuni del sud pontino. Latina, Terracina, Minturno, Formia le più colpite da questa che sembrerebbe a tutt’oggi un’inarrestabile rimonta. Una curva preoccupante e che necessita di un potenziamento del servizio di cura ed accoglienza dei pazienti Covid che l’ospedale Dono Svizzero non può assolvere.

Per quanto riguarda la provincia di Latina, secondo l’organigramma della Regione, sono 194 i posti letto Covid: di questi 178 sono presso l’ospedale Santa Maria Goretti di Latina, 10 presso la clinica Città di Aprilia e 6 al Dono Svizzero di Formia, e un contestuale aumento delle terapie intensive da 12 a 28. Riteniamo che anche sul piano dei posti letto disponibili, ci troviamo pertanto in emergenza. E a questo va aggiunto – lo ripetiamo perché rappresenta motivo di forte preoccupazione – la commistione tra malati Covid e malati non Covid ma in grado di diventarlo in seguito ad un ingresso incauto nell’ospedale medesimo, per assenza di accorte e accurate separazione tra i reparti.

Tale rappresentazione della realtà sanitaria si inserisce in un contesto, a nostro giudizio, carente sotto il delicato aspetto della capacità territoriale di una offerta sicura e sufficiente alle esigenze. In particolare l’attenzione riteniamo debba spostarsi sull’ospedale Dono Svizzero di Formia. E’ noto a tutti che esso rappresenta l’unico importante presidio del sud pontino, aprendosi alle necessità sanitarie di un territorio molto ampio – quello pontino – che si allarga alla vicina Campania. Non è difficile immaginare quanto questa massiccia utenza abbia inciso sulla funzionalità dello stesso, in circostanza che ormai si protrae quasi da un anno e che vede l’ospedale di Formia al centro di una domanda sanitaria per grandi numeri anche legata all’epidemia in corso.

E’ la gravità connessa al fenomeno che ha spinto ad intervenire sul versante politico, anche mediante la competente collaborazione di realtà politiche e sociali consolidate sul territorio, per avanzare proposte di urgenza legate al momento straordinario che stiamo vivendo. Sembra avere un peso rilevante e del tutto necessario, nell’attesa di cambiamenti più importati e risolutivi nel futuro, intervenire nel presente e trovare soluzioni in grado di alleggerire il carico finora sostenuto dal Dono Svizzero di Formia, escludendo la degenza dei malati Covid da spostare in altro ospedale o struttura. Ciò in considerazione del fatto che si è potuto constatare quanto non siano in sicurezza alcuni reparti e alcuni passaggi da un settore all’altro dell’ospedale.

Lo hanno testimoniato la recentissima chiusura di alcuni reparti, quali Ortopedia, settori tra l’altro che hanno una connessione diretta con la Radiologia. La testimonianza di pazienti che hanno fatto ricorso al nostro ospedale per ragioni diverse dal Covid-19 ha messo in risalto disfunzioni sul controllo degli ingressi e quindi sulla sicurezza in termini di possibile trasmissione del contagio.

Noi riteniamo che, considerati la carenza del personale, e l’organizzazione interna che – ribadiamo – non prevede in alcuni casi una distinzione netta, precisa, degli spazi ospedalieri, si debbano trovare altre soluzioni in grado di separare pazienti Covid da pazienti con altre patologie. Ci mettiamo nella posizione di chi intende accettare e valutare qualsiasi proposta in grado di garantire l’efficienza e la sicurezza nell’offerta sanitaria territoriale.

Non è tollerabile che nel sud pontino si faccia poco per evitare la pericolosissima promiscuità e le conseguenti problematicità con la quali si continua ad operare nel presidio ospedaliero del Dono Svizzero, centrale nel sud pontino e punto di riferimento sanitario di un territorio molto ampio. Vogliamo anche sottolineare la preoccupate riduzione del personale sanitario nel predetto ospedale, che, pur segnalandosi per grande professionalità e disponibilità, non è messo nelle condizioni di operare in un clima adeguato alle circostanze.

La richiesta di intervenire sul caso non ha finora trovato risposte per noi soddisfacenti. E’ per tali ragioni, e in considerazione della gravità nella quale la nostra area sud della provincia si trova, che ci rivolgiamo ai livelli politici del nostro movimento politico.

Al Ministro alla Salute, di cui apprezziamo le doti e il rigore con il quale ha finora gestito la situazione italiana di una pandemia mondiale, il nostro Coordinatore nazionale, al Coordinatore regionale del Lazio, al Coordinatore provinciale di Latina, ai riferimenti politici in Regione inoltriamo la nostra accorata istanza.

Il nostro impegno sul territorio come soggetti militanti e da sempre in prima linea sulle grandi questioni sociali locali, così come nelle assemblee provinciali e nazionali del movimento democratico progressista, ci impone di esserci anche in questa drammatica congiuntura. In gioco sono – concludono da Art. Uno – la salute e il futuro delle nostre città oltre che del nostro Paese”.

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