Tentata rapina finita nel sangue, condanna definitiva per Kiflè

Tentata rapina finita nel sangue, condanna definitiva per Kiflè

Nessuno sconto al pregiudicato apriliano Gabriele Kiflè.

La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la sentenza emessa l’anno scorso dalla Corte d’Appello di Firenze e reso così definitiva la condanna del 34enne per la tentata rapina e il tentato omicidio del gioielliere Daniele Ferretti, di Pisa, nel 2017, oltre che per la detenzione illecita di una pistola e la ricettazione di un’auto rubata utilizzata per il colpo.

Il 13 giugno di tre anni fa Kiflè e il 43enne Simone Bernardi, anche lui di Aprilia, cercarono di rapinare la gioielleria Ferretti.

Kiflè minacciò la moglie del gioielliere e sparò tre colpi contro quest’ultimo, che reagì e, facendo a sua volta fuoco, uccise Bernardi.

Una vicenda per cui il 34enne è stato condannato in via definitiva a nove anni e quattro mesi di reclusione.

Inutile il tentativo dell’apriliano di far cadere l’accusa di tentato omicidio, sostenendo di essersi solo difeso dal gioielliere che sparava contro di lui e contro Bernardi.

Tale versione dei fatti è stata smentita dalle dichiarazioni delle vittime e soprattutto da una consulenza balistica e dalle immagini delle telecamere di sorveglianza della gioielleria esaminate dai carabinieri.

La Corte di Cassazione, dichiarando il ricorso di Kiflè inammissibile, ha specificato che “la sentenza impugnata evidenzia elementi significativi per ritenere sussistente il delitto contestato: la potenzialità letale dei colpi, il numero dei colpi sparati (tre), la vicinanza tra lo sparatore e la vittima, l’essere stati esplosi i colpi ad altezza d’uomo e mirando contro l’obiettivo”.

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