Le angosce di questi mesi tradotte in versi dal poeta De Luca

Le angosce di questi mesi tradotte in versi dal poeta De Luca

In tempi eccezionalmente difficili, con il virus che ha sconvolto l’esistenza degli uomini in tutti gli angoli del globo e costretto l’umanità a riscoprire luoghi vicini facendo i conti con silenzi e solitudini, il poeta ponzese Antonio De Luca traduce in versi le crescenti angosce.

Le ansie caratterizzanti un inaspettato 2020 che volge al termine sono anche quelle del poeta.

Ponza torna però e resta l’ultimo approdo.

Un’isola che è anche il luogo del cuore di De Luca e l’incarnazione di quella cultura mediterranea che riconduce ai valori atavici, all’ultima speranza per un mondo tutto da ricostruire.

Ultimo approdo

La terra si è estinta
non c’è più avvenire
le strade desolate

così le spiagge
le scuole e i giardini

crollano i muri
cadono i templi

giacciono le barche affondate
come inermi
carcasse di morte

i cimiteri abbandonati
all’oblio
non ci sono più i vivi

i morti più non parlano
né Aurora
pone le dita di rosa
sul mare turchese

non un volto d’uomo
dove scorre un pianto
né una voce a gridare
al destino

non una coscienza ribelle
i bambini non corrono più nella rena
a significare un cielo di stelle

non una donna sta a chiamare la sera
il sangue della virtù umana
non sento più scorrere

solo silenzio
nelle vecchie dimore

per le strade o nei vicoli
questo silenzio di morte
che mai non mi appartenne

e tutto intorno
terra di razzie
barbarie divoratrice

corro da Seferis
sulla terra di Grecia
che in questo Occidente
fu madre e maestra
a portargli
i miei versi
di paura e dolore

l’assordante travaglio
dell’annunciata agonia

È qui
l’ultimo approdo
che ancora resiste
quest’ isola
astro incessante
immenso e inafferrabile

Chi solleva i macigni cola a picco:
questi macigni alzai
questi macigni il mio fato
nella terra che mi crebbe

la terra che amo
così penso
che sia giunto
il momento
di prendere le distanze

non sopporto
questo mischiarsi

prendo il mare della lontananza
del distacco
dai conquistatori del niente

fedele solo al verso
dell’essere primitivo

questa barbarie
anche agli dei
ripugna

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