De Luca, l’arcaico legame tra l’uomo fattosi poeta e il mare

De Luca, l’arcaico legame tra l’uomo fattosi poeta e il mare

Riceviamo dal poeta Antonio De Luca, di Ponza:

La spiaggia perduta

Mio padre navigava
per i mari del mondo

per questo
porto sangue irrequieto

non cerco forme
non mi preoccupo
degli errori

da bambino
per destino
vissi su un’isola

terra di vertigini
tra mare e vigneti
alberi di fichi e melograni
scogli e ulivi

andavo a piedi nudi
vestito di caso
e cicatrici sulle ginocchia

e soprattutto c’era una spiaggia
dove stavano le barche sparse
dove insabbiare i nudi piedi
al solleone

dalla spiaggia prendevo i pesci
scavavo a trovare le vongole
i granchi pelosi
e i vermi per pescare

dalla riva si prendeva il largo
si imparava a nuotare
e poi a remare

giocavamo a pallone

sulla spiaggia
stavano le appartenenze
c’erano gli incontri

stavano le allucinazioni

le promesse
esistenze senza giudizio

la vita a venire
la lentezza del tempo

nuove conoscenze
e una moltitudine
di nuove identità

sulla spiaggia
ci misi gli dei

c’era l’attesa delle cose
la lunga memoria del mare

un giorno
sempre per destino
scelsi la fuga
sulle rotte di mio padre

vivere altrove

libero
straniero
per lidi stranieri ovunque

e ritornare straniero sempre

ai confini
della strada
e delle case smarrite
delle genti scomparse
delle cose perdute

quel tempo irreale
con la bellezza del pensiero pulito
della spiaggia
e tutto ciò
che non capivo
con la ragione del tempo

si tramutò
in una materia

la necessaria materia
di memoria
di stelle e di luna

di devozione alla parola

a cui
nulla può una logica

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