Rogo alla Loas, nell’inchiesta spunta un primo indagato

Rogo alla Loas, nell’inchiesta spunta un primo indagato

Spunta un primo indagato nell’inchiesta del sostituto procuratore Andrea D’Angeli sull’incendio che il 9 agosto scorso ha devastato la ditta di recupero rifiuti Loas Italia srl in via dei Giardini, ad Aprilia.

Il magistrato ha inscritto sul registro delle notizie di reato il legale rappresentante dell’azienda, Alberto Barnabei, anche se non è ancora noto con quale accusa, così come ancora non è noto se siano state formulate ipotesi di reato anche a carico dei due soci della srl.

Mentre le indagini vanno avanti e, dissequestrato il sito, restano i sigilli soltanto ai computer, non sembra intanto essere emersa traccia di traffico di rifiuti, che in tal caso avrebbe fatto passare l’indagine per competenza alla Direzione distrettuale antimafia, e nell’eventuale processo si profila così una battaglia tra gli investigatori, che in base a una stima fatta riterrebbero che al momento in cui è divampato il rogo fossero presenti nell’azienda più rifiuti di quelli per cui era autorizzata, e la Loas che, documenti alla mano sui materiali conferiti, c’è da giurare che cercherà di dimostrare il contrario.

Dubbi sarebbero inoltre emersi sull’impianto anticendio, che sarebbe stato funzionante e in tal caso se attivato avrebbe potuto ridurre notevolmente i danni causati dall’enorme rogo, con una nube nera levatasi dal sito soprattutto a causa della plastica andata a fuoco.

Tutti aspetti che gli inquirenti prima e poi eventualmente il giudice dovranno vagliare esaminando le consulenze di parte e disponendo eventualmente una perizia.

Uno dei soci e in precedenza responsabile della ditta, il 68enne Antonio Martino, tre anni fa era stato arrestato insieme ad altre 15 persone su ordine della Direzione distrettuale antimafia di Roma, tutti accusati di aver smaltito illecitamente rifiuti in una ex cava di pozzolana in via Corta, sempre ad Aprilia, dove sarebbero state interrate quantità enormi di materiali che dovevano essere smaltiti invece in discariche autorizzate.

Vicende per cui Martino ha patteggiato.

In precedenza alla Loas erano state inoltre contestate violazioni alla normativa ambientale, per cui era stato emesso un decreto penale di condanna, che sempre Martino ha impugnato davanti al Tribunale di Latina.

La Provincia, che il 24 giugno scorso aveva concesso alla Loas una proroga, ha intanto negato all’azienda il rinnovo dell’autorizzazione, vietandole di recuperare nuovamente rifiuti, e la Prefettura ha eliminato la stessa società dalla white list, precisando che tale provvedimento ha lo stesso valore di un’interdittiva antimafia.

Eventuali responsabilità sul rogo dell’agosto scorso dovranno però essere chiarite dall’inchiesta che sta portando avanti la Procura della Repubblica di Latina.

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