Omicidio Campanale, parlano gli avvocati della famiglia della vittima

Omicidio Campanale, parlano gli avvocati della famiglia della vittima

Riceviamo e pubblichiamo la nota diffusa nella giornata di ieri, venerdì 6 novembre, dal pool di avvocati che assiste la famiglia Campanale, in merito all’uccisione di Cristiano Campanale e al tentato omicidio di Andrea Campanale. I fatti avvennero lo scorso 25 gennaio 2019 a Scauri.

Edoardo Di Caprio, l’imprenditore di Scauri che investì ed uccise Cristiano Campanale, aggredendo successivamente anche il fratello della vittima, Andrea, è stato condannato dal giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Cassino a sedici anni e otto mesi di reclusione.

“Il collegio difensivo della famiglia Campanale, composto dagli avv.ti Ponti, Di Nardo, Palermo, Di Giuseppe e Ferraro, sente il bisogno di spegnere i riflettori su questa triste ed irrimediabile vicenda che nella giornata del 05 novembre ha visto il Tribunale di Cassino, nella persona del Gup dott. Scalera, condannare il sig. Di Caprio a 16 anni ed 8 mesi di reclusione ed all’interdizione dai pubblici uffici.

Il luogo dove è avvenuto l’omicidio

La famiglia del compianto Cristiano non intende gioire per questa decisione considerato che mai alcuna pena della giustizia degli uomini, finanche quella massima prevista dalla legge, avrebbe consentito di riabbracciare il proprio congiunto.

Nelle ore immediatamente successive alla decisione del Tribunale, la famiglia, come ha sempre fatto, si è stretta nell’intimità dei propri cari ricordando, prima ad essi e poi a tutte le persone che gli sono state vicine, come tale vicenda abbia provocato solo dolore e senso di frustrazione per ciò che poteva essere evitato.

Non hanno mai cercato e richiesto vendetta ma solo ed esclusivamente l’applicazione della giustizia che, sebbene con i propri correttivi previsti dalla legge, a volte può sembrare mite.

I difensori della famiglia Campanale si dichiarano soddisfatti che il Tribunale abbia confermato l’impianto di cui al capo d’imputazione confermando la volontarietà dell’omicidio. Nel corso del dibattimento si è tentato di voler derubricare il reato di omicidio in preterintenzionale che prevede una pena molto più mite.

Effettivamente, mantenendo la qualificazione giuridica fornita dalla Procura nel capo d’imputazione il Tribunale ha emesso la sua condanna partendo da una pena base di circa 25 anni e che, solo per la scelta del rito, che prevede uno sconto di pena di 1/3, ha consentito all’imputato il riconoscimento dei quasi 17 anni di reclusione.

D’altra parte diversamente non sarebbe potuto essere anche alla luce del notevole materiale probatorio raccolto in fase di indagini che confermava la volontarietà dell’evento.

E’ evidente che dalla lettura delle motivazioni della sentenza, che saranno depositate entro 90 giorni, potremo conoscere quale ricostruzione logica dei fatti ha effettuato il Magistrato giudicante che, a nostro dire, ha sempre mantenuto un indubbio equilibrio prima ancora che un rispetto ineccepibile per le rispettive parti processuali.

È indiscutibile che anche le statuizioni di natura civile, che sono state riconosciute e certamente avranno ulteriori sviluppi nel futuro, non attenua l’emozione che ha pervaso tutti nel corso del processo e che coinvolge tutti in una società oggi troppo frenetica e spesso priva di inibizioni per il rispetto delle regole”.

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