Mobilità, sanità e scuola in tempo di Covid-19: Cupo scrive a Zingaretti

Mobilità, sanità e scuola in tempo di Covid-19: Cupo scrive a Zingaretti

Leggiamo e pubblichiamo la lettera aperta al presidente della Regione Lazio, Nicola Zingaretti scritta  da Pasquale Cardillo Cupo, consigliere Fratelli d’Italia a Formia – Presidente della Commissione edilizia, viabilità, lavori pubblici Provincia di Latina

Mobilità, sanità e scuola: fallimenti pubblici non delle Partite Iva

alla c.a. Gent.mo Nicola Zingaretti, Presidente della Regione Lazio

e p.c. Mauro Alessandri, Assessore Lavori Pubblici e Tutela del Territorio, Mobilità

 

Oggi è facile urlare al lupo ed invitare i cittadini al senso di responsabilità.

Facile ora chiudere la stalla quando i buoi sono scappati.

Facile è pianificare e prendere provvedimenti quando ormai la situazione emergenziale diviene allarmistica giustificando ogni scelta con lo stato di emergenza.

Ma la realtà era ed è ben diversa.

Era infatti evidente che non saremmo dovuti arrivare a questo punto. Perché le previsioni erano materiali e non solo teoriche.

La situazione drammatica, bizzarra e grottesca che viviamo ogni giorno nel Lazio nel settore trasporti con pendolari lavoratori e studenti ammassati fa il giro del mondo e non pare una descrizione italiana ma nella forma somiglierebbe a uno di quei Paesi lontani, esotici, volgarmente terzomondisti, mentre invece nei contenuti è un esempio di come le soluzioni pilatesche e superficiali siano la scorciatoia per chi ci governa.

Ed è un fallimento clamoroso e assai pericoloso, Signor Presidente e Signor Assessore.

Lo è fortemente, perché in un momento così delicato e drammatico per il Paese il politico e l’amministratore pubblico avrebbero dovuto salvaguardare non soltanto la salute e la qualità della vita dei cittadini ma anche la caratteristica maggiore di un uomo che tende alla collettività e alle generazioni future.

Sì, cari signori, avete difettato anche della minima azione di programmazione che deve essere propria di chi veste i ruoli di guida, vi ha difettato quella lungimiranza che i cittadini credevano albergasse nei vostri pensieri e nelle vostre azioni.

Avete trascorso, signori, al pari dei nostri rappresentanti del governo centrale, un’estate nel pieno disincanto, senza immaginare quale potesse essere il domani di chi faticosamente avrebbe tentato di tornare alla normale quotidianità. Dopo l’estate siete stati traditi dal tepore del caldo autunno, con gli studenti accalcati sui bus e i lavoratori pigiati sulle metro. Una scelleratezza figlia del malgoverno e della superficialità, raccomandazioni sul distanziamento fisico (e non sociale! Non siamo e non saremo mai una società divisa in caste), intolleranza verso chi non indossava correttamente la mascherina, un giusto obbligo per igienizzanti e sanificazioni per poi smarrirsi in quegli stretti spazi di treni, bus, metro, tram dove ci si accalca come nei peggiori spot degli orari di punta e dove il virus circola con estrema facilità per via di un contatto ravvicinatissimo.

Signor Presidente, signor Assessore, avete trascorso l’estate senza aver immaginato la caoticità che sarebbe stata creata dalla penuria di corse dei mezzi di trasporto, eppure la soluzione era sotto gli occhi di tutti, era sufficiente rispolverare la obsoleta figura di controllore delle corse (una sagoma ormai scomparsa nell’immaginario collettivo) che avrebbe potuto smistare, calmierare, coordinare il flusso di pendolari, evitando prima calche umane fuori controllo e poi contagi e collassi sanitari, al pari di un intervento che avrebbe potuto prevedere un banalissimo e scontatissimo aumento delle corse dei mezzi di trasporto, che puntualmente non è avvenuto.

Una leggerezza del genere è degna di chi pensa a metà, di chi agisce senza riflettere sulle conseguenze, di chi guarda all’oggi senza volgere lo sguardo al domani.

Caos scuola, caos sanità, caos trasporti, caos economia e tasso di disoccupazione alle stelle, un disastro proprio laddove forte è l’ingerenza pubblica, dove le decisioni sono calate dall’alto. Ma senza pianificazioni e senza logica razionale non si va lontano.

E oggi le responsabilità ricadono tutte sulle partite Iva. In quei settori dove più forte è il controllo regionale e statale si è registrato il fallimento della ripresa di fronte alla nuova ondata del virus Covid-19, mentre i lavoratori autonomi si sono organizzati per sopravvivere e affrontare con autentico spirito italiano l’incertezza del domani. E sui quali è caduta la scure del Dpcm e dei provvedimenti Regionali, sollecitati ed avallati anche da chi è Presidente della Regione Lazio e capo del Partito Democratico.

Nei mesi estivi, durante la tregua concessa dal coronavirus, dov’è stata la pianificazione, la soluzione, il semplice cronoprogramma dei lavori da parte di Presidente e Assessore per contrastare questa emergenza sanitaria?

Ancora una volta abbiamo assistito a una pantomima in cui le responsabilità vengono dirottate verso chi le regole le rispetta.

Un atteggiamento inqualificabile che smaschera un comportamento inefficace da parte di chi ci governa e che farebbe bene a meditare le dimissioni appena l’emergenza sanitaria registri un calo”. 

 

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