La cappella dell’ospedale di Latina sgomberata per far spazio ai malati

La cappella dell’ospedale di Latina sgomberata per far spazio ai malati

Da oggi la cappella dell’ospedale civile Santa Maria Goretti di Latina non sarà accessibile al culto per alcuni giorni. Con l’autorizzazione del vescovo Mariano Crociata l’aula liturgica è stata messa a disposizione della Direzione del presidio ospedaliero, che a sua volta la utilizzerà nei suoi piani di gestione dei pazienti, considerando che la struttura è sede del Pronto Soccorso e che allo stesso tempo è diventata ‘ospedale Covid’. Il tabernacolo e gli arredi sacri sono stati trasferiti in altro luogo degno e idoneo allo scopo. A renderlo noto, l’Ufficio per le Comunicazioni sociali della Diocesi di Latina-Terracina-Sezze-Priverno.

“In ogni caso, non viene meno la vicinanza ai malati e al personale ospedaliero, verso cui è confermato e continua il servizio dell’assistenza spirituale assicurato dal cappellano e da eventuali collaboratori pastorali. Gli stessi parenti dei ricoverati potranno rivolgersi con fiducia al cappellano, anche attraverso lo stesso personale del reparto”, specificano dall’Ufficio per le Comunicazioni socali.

“La chiesa diocesana di Latina riconosce l’impegno gravoso dell’organizzazione sanitaria pontina nell’assicurare ai pazienti quell’assistenza che sia clinicamente qualificata e che rispetti la loro dignità umana. Per questo esprime gratitudine al personale sanitario e tecnico-amministrativo chiamato a gestire questa emergenza.

La decisione di autorizzare l’uso della cappella è anche un modo concreto di collaborare, secondo la propria disponibilità, a favore del bene delle persone in un momento storico segnato dalla pandemia da coronavirus, e di farlo con quella stessa sollecitudine che Gesù aveva per i malati che incontrava, così come la stessa Chiesa nel corso dei secoli.

Mai come in questi momenti è utile richiamare il senso di responsabilità personale, anche accettando sacrifici che senz’altro mettono a dura prova la vita quotidiana di ciascuno di noi. In questo modo può diventare fruttuosa la ricerca – ciascuno per le proprie responsabilità e competenze – di quella via giusta per raggiungere l’obiettivo fondamentale della sicurezza e della tutela della salute delle persone”.

 

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