Astice e Petrus, chieste condanne per oltre un secolo

Astice e Petrus, chieste condanne per oltre un secolo

Chiesto oltre un secolo di carcere per i 26 imputati accusati di aver fatto entrare droga e cibi prelibati nel carcere di Latina, corrompendo anche due agenti di polizia penitenziaria.

Al termine della loro requisitoria davanti al giudice per l’udienza preliminare Giorgia Castriota, i pm Giuseppe Bontempo e Valerio De Luca, hanno chiesto per l’esattezza un totale di quasi centoventuno anni di reclusione per gli imputati nel processo denominato Astice e Petrus, un procedimento in cui sono confluite due diverse indagini portate avanti dai carabinieri e in cui sono state formulate le accuse di corruzione per un atto contrario ai doveri d’ufficio, falsità ideologica commessa dal pubblico ufficiale in atti pubblici, truffa aggravata, ricettazione, spaccio di droga e porto illegale di armi.

Gli arresti, ben 34, erano scattati lo scorso anno.

Gli investigatori avevano precisato che gli allora indagati erano riusciti persino a far entrare dell’astice con cui banchettare all’interno della casa circondariale di via Aspromonte, dove era stato messo a punto un sistema che stava consentendo ai capi delle organizzazioni criminali locali di continuare a dettare legge ai loro soldati ancora in libertà e di organizzare altri gruppi per azioni malavitose future.

Un’inchiesta incentrata su due organizzazioni, una esterna al carcere, che si dedicava allo spaccio di sostanze stupefacenti a Latina, Pontinia e nei vicini centri dei Lepini, e una interna.

Gli investigatori, nel corso di due anni di indagini, hanno scoperto che un ispettore e un assistente capo della Penitenziaria, uno in cambio di denaro e l’altro soprattutto di cocaina, facevano entrare nella casa circondariale sostanze stupefacenti, cibi costosi, favorivano gli spostamenti dei detenuti da una cella all’altra e permettevano anche di fare con un cellulare telefonate all’esterno.

I pm hanno chiesto 5 anni di reclusione per il fondano Massimiliano Del Vecchio, già coinvolto in vicende di narcotraffico, 5 anni per Gennaro Amato, originario di Afragola e da tempo stabilitosi a Cisterna, anche lui coinvolto nel narcotraffico e ritenuto dagli inquirenti legato al clan dei Casalesi, 4 anni e 2 mesi per Antonio Di Noia, di Cisterna, 5 anni per Angelo Travali, 5 anni per Salvatore Travali, già coinvolti in Don’t Touch, 5 anni per Angelo Petrillone, 10 anni per Simone Petrillone, 10 anni per Riccardo Petrillone, 2 anni e 2 mesi per la terracinese Nicoletta Torre, 4 anni e 8 mesi per Martina Giacomelli, 5 anni per l’albanese Ndricim Lalaj, 2 anni e 8 mesi per l’albanese Eneida Skendo, 4 anni e mezzo per l’albanese Eduart Lala, 5 anni per Michael Consoli, 5 anni e 2 mesi per l’albanese Adriatik Deda, 4 anni e 8 mesi per l’albanese Endri Collaku, 6 anni per Gioacchino Iazzetta, 6 anni e mezzo per Salvatore Di Girolamo, 4 anni e 8 mesi per Angelo Di Girolamo, 2 anni e 4 mesi per Antonio Sellacci, 2 anni e 4 mesi per Francesco Falcone, 2 anni e 8 mesi per Stefano Venditti, 2 anni e 8 mesi per Mario Braganti, 5 anni e 4 mesi per l’agente della polizia penitenziaria Gianni Tramentozzi, 3 anni per Marco Quattrociocchi e 2 anni e 2 mesi per Andrea Lazzaro.

Le difese, rappresentate tra gli altri dagli avvocati Oreste Palmieri, Maria Antonietta Cestra, Alessia Vita, Giammarco Conca, Sandro Marcheselli, Giancarlo Vitelli e Domenico Oropallo, parleranno nelle udienze fissate per il 27 ottobre, il 24 novembre e l’1 dicembre. Poi la sentenza.

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