Milioni d’euro evasi col “Decreto Rilancio”, l’inchiesta Take Over anche in provincia di Latina

Milioni d’euro evasi col “Decreto Rilancio”, l’inchiesta Take Over anche in provincia di Latina

Mercoledì i finanzieri del Comando Provinciale della Guardia di Finanza di Milano, nell’ambito di complesse indagini di polizia giudiziaria coordinate dalla locale Procura della Repubblica, hanno dato esecuzione a due decreti di sequestro preventivo, finalizzati alla confisca, anche per equivalente fino a concorrenza di oltre trentasei milioni di euro, nei confronti di ottantotto società coinvolte a vario titolo nella commissione di plurimi reati tributari in materia di indebite compensazioni d’imposta. Alla base del sistema, dicono le indagini, che hanno raggiunto anche la provincia di Latina, vi era lo sfruttamento del “Decreto Rilancio” promulgato a maggio 2020. I decreti sono stati emessi rispettivamente dal Gip presso il Tribunale di Milano Emanuela Scudieri e d’urgenza dal Pm titolare delle indagini, Paolo Nicola Filippini. 

Sono state effettuate perquisizioni locali nei confronti di centotre persone fisiche indagate, rappresentati legali delle società a vario titolo coinvolte. L’operazione, condotta dai militari del Nucleo di Polizia Economico-Finanziaria di Milano e convenzionalmente denominata “Take over”, è scaturita da una segnalazione dell’Inps, avente come oggetto un’anomala operatività di compensazione di crediti e debiti d’imposta, perpetrata a mezzo della presentazione dei modelli F24. “I successivi accertamenti – spiegano dalla Guardia di Finanza – consentivano di ricostruire un articolato meccanismo di evasione dei debiti previdenziali ed erariali, posto in essere da soggetti economici residenti prevalentemente in Lombardia (soprattutto concentrati a Milano), Lazio, Piemonte, Campania ed Emilia-Romagna. Tra i beneficiari del sistema illecito vi erano poi imprese eterogenee ed operanti nel settore delle pulizie, edile, del trasporto merci e logistica, alberghiero e della ristorazione, nonché società di vigilanza privata. In particolare, le attività investigative hanno consentito di rilevare un diffuso e consolidato meccanismo di evasione perpetrato facendo ricorso all’istituto del cosiddetto accollo fiscale”.

“Le risultanze investigative – continuano dalla Finanza – hanno evidenziato, infatti, come il debito tributario maturato dal soggetto accollato, titolare dell’obbligazione tributaria, sia stato pagato da una terza società ‘accollante’ utilizzando in compensazione crediti vantati verso l’Erario, in violazione di quanto previsto dal quadro dispositivo vigente. A ulteriore conferma di quanto fossero illecite le operazioni non sono state, altresì, rilevate tracce dell’onerosità dei contratti di accollo, che rappresentavano, pertanto, l’espediente attraverso il quale il ‘debitore d’imposta’ abbatteva la propria esposizione tributaria”.

Tra i soggetti deferiti all’Autorità giudiziaria, oltre ai legali rappresentanti delle società coinvolte, è emersa la centralità di ricorrenti professionisti, operanti nelle provincie di Milano, Brescia, Novara, Lecco, Roma e Latina, portatori del know-how funzionale alla perpetrazione delle condotte delittuose, che hanno proceduto alla trasmissione telematica dei modelli F24 di compensazione ed hanno agito con modalità seriali, rappresentando il collegamento tra le sedici società accollanti e le ottantotto diverse società debitrici. Nel corso delle indagini è anche emerso che quindici società investigate sono risultate destinatarie dei contributi a fondo perduto, di cui all’art. 25 del decreto legge n. 34 del 19 maggio 2020 (“Decreto Rilancio”) concessi in relazione all’attuale quadro emergenziale; sono in corso approfondimenti in merito al corretto utilizzo di tali somme.

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