Rapporti con la politica, affari e quartieri off limits: il caso Latina

Rapporti con la politica, affari e quartieri off limits: il caso Latina

Politici che cercano di imporsi mostrando al loro fianco le organizzazioni mafiose. Criminali che continuano a spadroneggare anche dentro il carcere. Affari illeciti col traffico di rifiuti e quartieri in cui diventa difficile anche per le forze dell’ordine mettere piede. Dopo aver messo radici in terra pontina, le mafie tra Aprilia e il Garigliano si sono evolute, hanno inquinato in profondità l’economia sana e la vita pubblica, sono sempre più pericolose, ma sono spuntati fuori pure i primi pentiti e a risultare accresciuta è anche l’attività di contrasto. Questa la fotografia del territorio pontino fatta nel quinto rapporto “Mafie nel Lazio” redatto dall’Osservatorio tecnico-scientifico per la sicurezza e la legalità della Regione Lazio e presentato dal governatore Nicola Zingaretti e dal presidente dell’Osservatorio, Gianpiero Cioffredi.

Un’analisi in cui ampio spazio viene dato ai clan Di Silvio e Ciarelli a Latina, specificando che “operano in una posizione di supremazia conquistata con la forza” e ricordando che i Ciarelli in passato hanno anche impedito che a iniziare a dettare legge nel capoluogo pontino potesse essere il clan dei Casalesi. Strutture che gli inquirenti sono riusciti a penetrare grazie anche alle dichiarazioni di due pentiti dello stesso clan Di Silvio, Renato Pugliese e Agostino Riccardo. Fino ad arrivare all’arresto, indagando su estorsioni e mandanti, della ex consigliera regionale di centrodestra Gina Cetrone.

Per quanto riguarda i rapporti con la politica sono state quindi ricordate le parole del procuratore capo di Roma, Michele Prestipino, davanti alla Commissione parlamentare antimafia: “I rapporti con la politica locale non sono rapporti che servono al clan per guadagnare in termini economici: l’attacchinaggio non viene fatto per i soldi che il servizio rende. Dietro ci sono delle utilità in più, che avvantaggiano sia il clan, ma anche chi dal punto di vista politico si serve del clan per attaccare i propri manifesti”. Più chiaramente: “Una famiglia mafiosa gode di quel consenso sociale. In certi luoghi del nostro territorio, un imprenditore non ha bisogno di chissà cosa per accreditarsi; basta che si mette a braccetto del boss locale o di un capomafia e la domenica o il sabato pomeriggio percorre il corso principale a braccetto dell’altra persona. Ciò, senza bisogno di spiegazioni, ha una chiarissima valenza per tutti”.

Clan potenti anche in carcere, dove la Procura di Latina ha scoperto che sono stati fatti entrare droga, cibi pregiati e cellulari, permettendo ad esponenti di spicco della criminalità organizzata di Latina, come i fratelli Travali, Gennaro Amato e Massimiliano del Vecchio, “di operare a piacimento anche durante la detenzione godendo di privilegi”.

Pesante poi la situazione di Aprilia, dove operano organizzazioni criminali autoctone e consorterie di provenienza extra regionale, collegate alla ‘ndrangheta ed al clan dei Casalesi. Ovvero i clan calabresi della dei Gallace, degli Araniti e degli Alvaro di Sinopoli, oltre alle famiglie criminali come quella dei Montenero, “attiva nel settore del traffico degli stupefacenti sin dagli anni Ottanta”, e i Gangemi, imprenditori già oggetto di misure di prevenzione personali e patrimoniali definitive. Ma sempre ad Aprilia vi sono delle aree del tutto simili a Scampia. L’11 ottobre 2019, nel quartiere Toscanini, una pattuglia dei carabinieri ha fermato uno scooter guidato da Christian Battello, già condannato in Don’t touch, e Cristoforo Iorio e dai balconi sono stati lanciati contro i militari numerosi oggetti. Il 28 gennaio scorso inoltre, nello stesso quartiere, sono stati bersagliati da uova, arance e bottiglie gli operai che per conto del Comune stavano installando delle telecamere per la videosorveglianza. E poi, sempre ad Aprilia, inquietante è il traffico illecito di rifiuti.

Vengono quindi denunciati forti interessi economici della camorra nel sud pontino. Con il nucleo investigativo dei carabinieri del comando provinciale di Latina che, nell’informativa depositata nell’ambito del processo  a carico del sindaco di Sperlonga Armando Cusani, specifica: “L’esame delle società interessate nella speculazione edilizia di cui trattasi e dei soggetti ad essi collegati ha fatto progressivamente emergere una serie di relazioni ricollegabili, in maniera diretta od indiretta ad esponenti della criminalità organizzata campana, la cui convergenza e ridondanza porta ad escludere in questo caso fattori di casualità ed ad ipotizzare una vera e propria rete di relazioni ed interessi”.

Infine Formia, dove in passato si era stabilita la figlia del boss Francesco Bidognetti, arrestata nel 2017 e condannata in primo grado per reati aggravati dal metodo mafioso, e dove sono stati arrestati, essendo diventata definitiva la condanna per il processo “Formia Connection”, Giovanni Luglio e Angelo Bardellino, nipote del fondatore del clan dei Casalesi.

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