Casi Covid alle Poste, steccata dei sindacati: “Non c’è scrupoloso utilizzo di dispositivi”

Casi Covid alle Poste, steccata dei sindacati: “Non c’è scrupoloso utilizzo di dispositivi”

Bruno Carlo, responsabile di SLC-CGIL con una nota al vetriolo se la prende con Poste Italiane in merito alla questione emergenziale del Covid-19. Sotto la lente d’ingrandimento finiscono i fatti di Aprilia, alcune chiusure e soprattutto i fatti di Formia. In questo ultimo specifico caso, dal sindacato prendono una posizione in contrapposizione alle parole di ieri del sindaco di Formia che aveva parlato di scrupoloso utilizzo dei dispositivi di protezione“. Senza mezzi giri di parole Bruno Carlo rilancia: “Questa organizzazione sindacale non è dello stesso avviso“.

Bruno Carlo

“A distanza di pochi giorni ancora un ufficio postale di rilevante entità che chiude per contagio Covid-19. Nei giorni scorsi era toccato all’ufficio postale di Aprilia Centro – spiega Bruno Carlo – nella mattinata di oggi (ieri) è toccato a Formia, l’ufficio situato nella centrale via Vitruvio.

L’impennata di contagi, non accenna a ridursi e la provincia di Latina in questa ultima settimana sta contando numeri importantissimi che non si sono visti neanche ad inizio pandemia.

Per questo è e rimane fondamentale una sinergia stretta di risposta delle Aziende alle continue disposizioni emanate dal Governo, tese al contrasto e alla tutela dell’individuo sia cittadino che lavoratore quale sia.

La difficoltà con Poste Italiane, ovvero con la Direzione Aziendale le Relazioni Industriali della provincia di Latina, sono una chiusura totale al dialogo e al confronto su materie, quelle della sicurezza, che hanno specifici protocolli e indicazioni nette rispetto alla tenuta di confronto e comunicazioni.

Proprio nella giornata di ieri, 5 ottobre, vista l’indifferenza tenuta dalla Direzione Aziendale su due richieste datate una il 14 agosto 2020 e reiterata in data 12 settembre 2020 dove si sollecitavano i riferimenti del medico competente territoriale, necessario ad un confronto su valutazioni e criticità riscontrate, constatato l’assenza ovvero la mancata volontà Aziendale su quanto richiesto tra l’altro obbligo di legge verso le RLS,  è stata effettuata segnalazione agli organismi di vigilanza per un intervento rispetto ad adempimenti presenti sia nei DPCM che nell’articolato del DLGS 81/08.

L’aggiornamento formale del documento di valutazione dei rischi non basta e questo non può esimere Poste al legittimo confronto territoriale con i rappresentanti della sicurezza, servono misure concrete in grado di alzare il livello di sicurezza in azienda in un momento così difficile. Per fare questo, è necessario innanzitutto consultare il medico aziendale, per pianificare tutte le azioni concrete che devono essere in campo, mentre in questo territorio è difficile averne solo i contatti vista l’alternanza degli stessi.

Misure di prevenzione che non riguardano solo l’ambito strettamente igienico sanitario (la pulizia dei luoghi, l’addestramento del personale, i controlli periodici) ma investono anche gli aspetti di natura organizzativa, per questo innumerevoli le segnalazione alla Direzione Aziendale sul comportamento del referente di Gestione Operativa, che effettua continui spostamenti di personale in maniera repentina anche durante la giornata di lavoro e chiamando oggi per domani, senza tener conto che in questa maniera si perdono le tracce anche   dei possibili contagi che possono avvenire durante le trasferte o perché provenienti da un ufficio, oggi (ieri) quello di Formia dove si è riscontrato un possibile caso.

A questa Direzione Aziendale provinciale, si chiede se la salute dei dipendenti viene prima del profitto, perché le innumerevoli pressioni in termini di continui distacchi, le pressioni alla produzione e l’impennata di contestazioni disciplinari potrebbero dare una lettura diversa, con il personale esausto che ha continuato a lavorare durante tutto il periodo dell’emergenza per garantire servizi essenziali.

Silenzio assordante e inspiegabile, anche in merito a due uffici postali ancora chiusi, quello di Aprilia 2 chiuso all’inizio dell’emergenza COVID-19 al pari di San Felice 1 dove l’azienda ha disposto lo spostamento dello sportello fisico presso l’ufficio di san Felice Centro. Anche in questo caso la Direzione Aziendale e le Relazioni Industriali territoriali hanno ignorato la richiesta di confronto di chiarimenti sulla chiusura ad oggi dei due uffici. La domanda che poniamo all’Azienda è “la decisione e quella di chiuderli definitivamente?, con aggravio per i cittadini più deboli costretti a spostarsi in altre sedi.

Ci fa piacere, poi, sentire che istituzioni locali parlare di scrupoloso utilizzo di dispositivi di protezione e gestione per il personale e gli ambienti di lavoro, questa organizzazione sindacale non è dello stesso avviso, rispetto ad un comunicato del sindaco di Formia subito dopo la chiusura dell’ufficio nella mattinata.

Sulla igienizzazione degli uffici è servita una sollecitazione di questa organizzazione sindacale, in particolare sugli uffici a doppio turno dove c’è l’alternanza del personale agli sportelli per garantire una postazione igienizzata a chi inizia il turno pomeridiano, e non siamo ancora sodisfatti sulla tempistica della consegna dei dispositivi di Protezione ai dipendenti – conclude Bruno Carlo – in quanto mono uso e riteniamo che gli stessi debbono essere consegnati ad ogni inizio turno come prescrive il produttore mentre Poste Italiane usa tempistiche diverse.”

 

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