Consultori familiari ‘smantellati’, insorge la protesta delle associazioni

Consultori familiari ‘smantellati’, insorge la protesta delle associazioni

La Casa Giusta e la cooperativa Alternata Si.Lo.s Onlus si schierano al fianco della battaglia dell’associazione Non Una Di Meno Sud Pontino e di tutti i professionisti che stanno assistendo al fattivo smantellamento dei Consultori nel nostro territorio”.

E’ quanto si legge in un comunicato diramato dalla presidente e legale rappresentante della cooperativa ‘Alternata Si.Lo.s” onlus.

“I presidii consultoriali dovrebbero essere considerati come realtà essenziali in termini di prevenzione, campagne screening, supporto psico-sociale per la donna oltre che il fulcro della tutela dei diritti della donna nell’interruzione di gravidanza ed all’assistenza nel periodo di gestazione. Lo sviluppo di una società è direttamente proporzionale all’attuazione di politiche socio-sanitarie adeguate, ad una programmazione che includa un’attenta analisi dei bisogni dei cittadini e cittadine che si rivolgono ai servizi per ricevere un supporto che non sia meramente economico.

Il ‘Don Luigi Di Liegro’ di Gaeta

Non è possibile, quindi, pensare che ad oggi non vi sia in nessun modo la possibilità di accedere agli ambulatori ginecologici, in quanto non vi è la presenza di un ginecologo sostitutivo del medico in malattia. Inoltre, visto il numero di abitanti del territorio non è pensabile che un solo professionista ginecologico e poche ostetriche possano sopperire alle esigenze territoriali; un territorio che, da Gaeta, passando per Itri, Formia, Minturno, Castelforte, SS. Cosma e Damiano e Castelforte si aggira intorno ai 95mila abitanti.

Laddove gli unici presidii ospedalieri con reparto ginecologico sono quello di Formia e di Fondi, è inaccettabile dover intasare i nosocomi per prestazioni che dovrebbero essere gestite dai Consultori territoriali e lo è ancora meno sentire parlare di un consultorio costretto a dover gestire “gravidanze a numero chiuso”, in quanto la sola ginecologa, costretta a girovagare tra i vari comuni, non riesce a seguire tutte le gestazioni. Ultimo, ma non meno importante, gli ambulatori ginecologici sono sprovvisti di qualsiasi macchinario diagnostico per effettuare ecografie e tracciati (cardiotografie); l’assenza di tali strumenti rende necessario doversi recare presso il nosocomio attraverso prenotazioni (che purtroppo non sono mai coincidenti con i tempi prescritti) o a pagamento presso studi specialistici privati, rendendo praticamente nullo il lavoro del medico ginecologo che è limitato e non può garantire la continuità assistenziale, che in un percorso gestazionale, per esempio, può avere ripercussioni sia sulla donna, sia sul feto.

Il nostro appello, dunque, è rivolto alle autorità sanitarie affinché si provveda a riformare completamente i consultori territoriali, applicando la legge regionale che prevede un presidio ogni 20mila abitanti; presidio che deve prevedere la presenza fissa di tutte le figure professionali preposte”.

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