Vecchi lavori a tutela della duna, stangata per il Comune

Vecchi lavori a tutela della duna, stangata per il Comune

Stangata al Comune di Sabaudia per i vecchi lavori disposti a tutela della duna costiera.

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’ente locale e confermato così in via definitiva la sentenza emessa il 2 settembre 2014 dalla Corte d’Appello di Roma, che lo condanna a pagare alla società cooperativa agricola Sorgeva quasi 914mila euro oltre agli interessi legali.

Una sentenza che ha avallato quella emessa nel 2006 dal Tribunale di Roma, accogliendo la richiesta della società Intergea, poi incorporata dalla Sorgeva, con cui la stessa chiedeva le somme relative al mancato pagamento, in alcuni casi totale e in altri parziale, degli importi spettanti per i lavori eseguiti in base alle convenzioni Circeo 88, Life 94 e Life 95 stipulate con il Comune, oltre al maggior danno subito per l’ingiustificato protrarsi dei vincoli contrattuali, richiesta quest’ultima che non è però stata accolta.

Oltre all’ente locale è stato inoltre condannato, ed è stata confermata la condanna, il Ministero dell’Ambiente a corrispondere allo stesso Comune oltre 200mila euro più interessi.

Per i giudici l’ente locale è l’unico soggetto titolare delle obbligazioni contrattuali nei confronti dell’appaltatrice, poiché il Comune ha stipulato i tre contratti relativi all’esecuzione dei progetti Circeo 88, Life 94 e Life 95 e di conseguenza il pagamento dei compensi per tali lavori è dovuto dal Comune committente, “non essendo applicabile ai rapporti in contestazione alcuna norma derogatoria di esclusione della responsabilità del committente in ipotesi di tardivo pagamento conseguente alla tardiva ricezione delle somme di danaro poste a disposizione dall’ente finanziatore”.

Ricorrendo in Cassazione, il Comune di Sabaudia è tornato a battere sulle responsabilità del dicastero ora retto dal ministro Sergio Costa, ma il ricorso è stato appunto dichiarato inammissibile e la Suprema Corte ha precisato che nel ricorso mancavano anche “l’indicazione delle norme di diritto su cui si fonda la pretesa di rivalsa nei confronti del Ministero”.

La Cassazione ha infine condannato il Comune anche a pagare oltre 10mila euro di spese di giudizio.

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