Riciclaggio, imprenditore assolto dopo 13 anni di battaglie

Riciclaggio, imprenditore assolto dopo 13 anni di battaglie

Assolto dall’accusa di riciclaggio, a distanza di 13 anni dai fatti, un imprenditore di Formia, impegnato nel settore automobilistico.

La Guardia di finanza aveva denunciato un avvocato, anche lui di Formia, per evasione fiscale e l’imputato appunto per riciclaggio, sostenendo che avesse ripulito il denaro delle parcelle del legale nascoste al Fisco.

Nello specifico, nel 2006 e 2007 l’imprenditore cambiò ben 132 assegni bancari, per un importo di quasi 700.000 euro, all’avvocato, suo amico d’infanzia, poi diventato noto per le battaglie giudiziarie contro le banche per la vendita dei bond argentini.

In tal modo, per le Fiamme gialle, aveva consentito al legale di non redigere le dovute parcelle professionali ed evadere il fisco per centinaia di migliaia di euro.

Il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Nicola Iansiti, nel 2012 condannò quindi l’imprenditore, un sessantenne, a 3 anni di reclusione, pena poi ridotta in appello, lo scorso anno, a 2 anni e 8 mesi.

Il difensore dell’imputato, l’avvocato Pasquale Cardillo Cupo, aveva chiesto invece l’assoluzione, sostenendo che era tecnicamente insussistente l’ipotesi di riciclaggio, in quanto il reato di evasione fiscale si concretizzava solo al momento della mancata dichiarazione dei redditi dell’avvocato, ovvero molti mesi dopo l’incasso dei titoli da parte dell’imprenditore.

E fino a quel momento il cambiamento dei titoli in denaro contante non poteva essere per legge ritenuto riciclaggio mancando il reato presupposto: non può il delitto contestato essere antecedente al reato per cui era necessario ripulire il denaro.

Tesi che l’avvocato Cardillo Cupo ha ribadito in Cassazione, che ha ora annullato la sentenza di condanna senza rinvio, assolvendo l’imprenditore perché il fatto non costituisce reato.

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