Rosa dei Venti, ecco il perché del dissequestro dei villini

Rosa dei Venti, ecco il perché del dissequestro dei villini

“In assenza di ogni elemento che consenta di affermare la fondatezza della prospettazione accusatoria non può essere disposta la confisca dei beni in sequestro né può essere esperito alcun approfondimento istruttorio sul punto. I beni in sequestro devono pertanto essere necessariamente restituiti agli aventi diritto”.

Con queste motivazioni il Tribunale di Latina, confermato il proscioglimento per intervenuta prescrizione di tutti gli imputati, ha annullato anche la confisca dei 68 villini del residence “Rosa dei Venti”.

Un pronunciamento che, non essendo stata accertata l’ipotesi di lottizzazione abusiva, non rappresenta neppure un vincolo per il futuro sulle scelte urbanistiche che il Comune vorrà compiere in quell’area.

Il processo si è concluso a distanza di venti anni dal sequestro del complesso immobiliare realizzato ai margini della Flacca, nel Comune di Fondi.

Ai primi di maggio del 2000, con un sequestro d’urgenza, l’allora sostituto procuratore Gregorio Capasso fece apporre i sigilli ai 68 immobili, sostenendo che si trattava di una lottizzazione abusiva nonostante gli uffici comunali avessero rilasciato ai costruttori le concessioni edilizie e nonostante vi fossero anche tutti i necessari pareri da parte del Ministero competente e della Regione Lazio.

Secondo il magistrato, si trattava di concessioni edilizie illegittime, frutto di abuso d’ufficio e di false attestazioni da parte dei dirigenti comunali.

Nel 2003 tutti gli imputati, costruttori e tecnici comunali, vennero rinviato a giudizio, ma gli immobili vennero dissequestrati in favore dei terzi acquirenti. E nel settembre dello stesso anno iniziò il processo.

Il 4 marzo 2009 il Tribunale di Latina, dopo aver in un primo momento disposto un rinvio nell’attesa di una sentenza della Corte costituzionale e della Corte di giustizia europea, che dovevano decidere se fosse legittimo confiscare immobili anche nel caso di proscioglimento degli imputati e anche in danno dei terzi compratori in buona fede, pronunciò sentenza di prescrizione dei reati per tutti gli imputati, ordinando contemporaneamente la confisca di tutti gli immobili, anche quelli già comprati da altre persone estranee al processo.

Le difese degli imputati, in particolare quelle dei due costruttori, Umberto Marazzi e Giovanni Diana, gli avvocati Marcello Montalto e Leone Zeppieri, fecero appello, contestando molteplici irregolarità della sentenza e chiedendone l’annullamento.

La confisca, infatti, avrebbe comportato un enorme danno economico sia per coloro che in buona fede avevano acquistato i villini, sulla base di concessioni edilizie e pareri del Comune di Fondi, sia per i due costruttori che avrebbero potuto subìre, dopo la confisca agli acquirenti, azioni per il risarcimento dei danni da parte di quest’ultimi, per aver venduto loro immobili poi risultati non autorizzati, abusivi e pertanto confiscati dal Tribunale.

La Corte d’Appello di Roma, il 20 maggio 2013, dopo una “brevissima” camera di consiglio, accogliendo gli appelli, ha dichiarato “la nullità della sentenza e della confisca”, rinviando gli atti al Tribunale di Latina per un nuovo processo.

Nell’ottobre 2013 inoltre la Corte Europea ha stabilito che non si può confiscare la lottizzazione abusiva a seguito di prescrizione senza un processo che abbia accertato l’esistenza o meno del reato.

Poi, nel giugno 2018, sempre la Corte Europea, ma nella sua massima composizione, quella della Grande Camera, ha ribaltato il provvedimento del 2013, consentendo la confisca a seguito di prescrizione e senza accertamento del reato.

Infine, nel febbraio scorso, la Cassazione a Sezioni Unite ha emesso una sentenza in base alla quale, pur condividendo la sentenza della Corte Europea del 2018, è stato precisato che non si può confiscare con sentenza di prescrizione se non è stato accertato nell’istruttoria del processo il reato di lottizzazione abusiva.

Il Tribunale di Latina ha quindi pronunciato una sentenza di prescrizione del reato per tutti gli imputati senza disporre la confisca, perché in precedenza non è stato appunto accertato se vi fosse o meno il reato di lottizzazione abusiva.

Caso chiuso per i costruttori Marazzi e Diana, difesi dagli avvocati Montalto e Zeppieri, e gli altri 11 imputati, tra tecnici e componenti della commissione edilizia, ovvero il tecnico Federico Giannoni, Luigi Parisella, Antonello Monacelli, Michele Trani, Egidio Turchetta, Mario Morelli e Martino Di Marco, difesi dagli avvocati Virginio Palazzo, Antonio Cardinale, Antonio Fargiorgio, Corrado De Simone e Stefano Di Pietro.

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