Addio a Pietro Patalano, muore giovane chi è caro agli dei

Addio a Pietro Patalano, muore giovane chi è caro agli dei

Riceviamo dallo scrittore ponzese Antonio De Luca e pubblichiamo:

Socrate parlando della virtù si riferiva al sommo bene.

Vivendo su un’isola, talvolta, colui che è disposto alla virtù ne acquisisce in una dimensione che supera la logica, attraverso la prossimità della natura, delle sue manifestazioni, anche le più primitive.

Così eleva la propria coscienza e la propria dimensione etica.

Penso a quei filosofi, poeti, politici illuminati, che tra le isole dell’Egeo e della Magna Grecia svilupparono le fondamenta del pensiero, lasciandolo in eredità per i posteri.

Ci sono uomini di grande virtù che ho incontrato nel mio vagabondare per il Mediterraneo.

L’isola di Ponza in questo Tirreno moderno non fa eccezione.

L’isola ha avuto ed ha ancora uomini e donne di grande virtù.

Queste persone, uomini di terra e di mare, assolvono ad un ruolo di cui spesso non hanno consapevolezza: contribuiscono a costruire e tramandare l’identità del Mediterraneo.

Tra queste persone ricordo Pietro Patalano, prematuramente scomparso in questi giorni.

Muore giovane chi è caro agli dei: così il greco Menandro scriveva attorno al 350 a.C. per tentare di dare senso a un dolore troppo grande.

Un dolore che la ragione non può comprendere e accettare.

Così, anche Giacomo Leopardi affrontò con sublimi versi il dramma di una scomparsa prematura: Muor giovane colui ch’al cielo è caro.

Pietro Patalano è partito per l’ultimo viaggio.

La sua guerra è finita. In guerra come nella vita non si perde né si vince.

La vita è un miracolo e tutto sta intorno a questo miracolo.

Persona perbene, di grande statura morale con una etica appartenente alla vecchia sapienza contadina.

Figlio e nipote degli ultimi grandi pescatori di antiche tradizioni, scelse di vivere tra i campi coltivati e i vigneti.

Una terra da zappare, seminare e curare, per avere un rapporto con la vita, con la natura sempre più vicino all’essenza di un primitivismo ancestrale.

Pietro aveva mani sapienti, mani di colui che coltiva la terra, ara i solchi e sgozza, come un sacerdote antico che immola l’agnello all’altare degli dei.

Non ha conosciuto il poeta Virgilio, glielo raccontavo io.

Gli dissi che viveva come un poeta arcaico, nei suoi campi coltivati, tra i suoi animali, con le caprette che custodiva, allevava con entusiasmo e amore.

La vita di Pietro è vissuta nella pace del silenzio della poesia greca e poi romana, in quel ridente villaggio di Santa Maria.

L’avrebbe conosciuto il divo poeta latino Orazio starebbe nei suoi versi.

Pietro amava la vita campestre, quella della pace e dei pensieri profondi, del parlare sottovoce col sorriso che illumina e dà gioia di vivere, serenità nel gesto quotidiano del vivere con la sua famiglia, con gli amici, a cui dava un valore non facilmente riscontrabile in questo mondo di oggi.

Per lui l’amico era sacro come per i Feaci fu l’ospite Ulisse.

Una persona di grande cultura che aveva acquisito da autodidatta.

Non conosceva la filosofia della scuola, ma conosceva il pensiero marxista.

Aveva sposato con l’entusiasmo giovanile la cultura socialista e della classe operaia.

Era un comunista convinto, non aveva interessi personali, ma condivideva il pensiero e la visione di un mondo diverso per un’umanità più giusta e la pace tra gli uomini.

Al figlio regalai le poesie di Ernesto Che Guevara.

Pietro Patalano era tifoso milanista, il Milan era per lui una ragione in più.

Conosceva il calcio, che praticava da ragazzo, tra gli sterrati campi della sua contrada. Amava il calcio nella sua massima estetica del bel gioco e dell’eleganza.

Pietro, appena superati i cinquant’anni se ne va dalla sua famiglia, dagli amici, dal suo mondo virgiliano fatto di silenzio, umanità, gioia campestre.

Ci lascia da poeta inconsapevole. Ci lascia la sua grande dignità, la semplicità della saggezza di chi ha da dire qualcosa. E quando muore un poeta o un uomo di virtù siamo tutti più poveri, tutti più soli.

In un’isola sono pochi gli uomini di saggezza.

Gli amici piangono la scomparsa del giovane Pietro.

Ora più che mai la comunità isolana, quella dei grandi principi e dell’etica che serve, sarà sempre più povera nella sua identità, che lentamente si sgretola. Inesorabilmente al Fato.

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