“Incontri a Borgolago”, inizia oggi la rassegna settimanale

“Incontri a Borgolago”, inizia oggi la rassegna settimanale
Si parte. Il primo appuntamento della rassegna letteraria ‘Incontri a Borgolago’, ideata da Anna Scalfati e Gian Luca Campagna, è l’incontro con Paolo Tagliaferri, che presenterà il suo romanzo ‘Io mi chiamo Miguel Enriquez’ (Oltre ed.), giovedì 30 luglio ore 18.30 presso la location del Borgo dei Pescatori nella proprietà Scalfati in via Casali di Paola, 6 a Sabaudia, con ingresso libero.
L’incontro sarà moderato da Gian Luca Campagna e Michela Sagnelli.
Un romanzo inusuale quello di Tagliaferri, avvocato e scrittore, che conosce bene i meccanismi della giustizia e dell’ingiustizia, essendo la sua materia specifica il penale. Tagliaferri nel tempo, poi, ha maturato oltre che la passione anche una certa volontà di documentarsi sui diritti umani calpestati durante il periodo del Piano Condor in SudAmerica, finché ecco che questa mole di lavoro documentaristico si è poi trasformato in un romanzo che ripercorre quegli anni con dovizia di vicende, tant’è che un’eminenza come Emilio Barbarani, ambasciatore italiano ai tempi del colpo di Stato in Cile, gli ha concesso una toccante prefazione.
Ma cosa fu l’operazione Condor? Operazione Condor fu il nome dato dall’ establishment dei  servizi segreti  statunitensi, la  CIA e l’amministrazione della  presidenza di Richard Nixon, a una massiccia operazione di  politica estera statunitense, che ebbe luogo negli  anni settanta del  XX secolo, in alcuni stati del  Sud America, volta a tutelare l’ establishment in quegli stati dove l’influenza  socialista e  comunista era ritenuta troppo potente, nonché a reprimere le varie opposizioni ai governi partecipi dell’iniziativa. Nel 1993 sono stati desecretati documenti sulla connivenza di  Richard Nixon, presidente degli Stati Uniti, ed  Henry Kissinger, Segretario di Stato degli Stati Uniti d’America, con  Augusto Pinochet. Le procedure per mettere in atto questi piani furono di volta in volta diverse, tutte però ebbero in comune il ricorso sistematico alla  tortura e all’omicidio degli oppositori politici. Spesso ambasciatori, politici o dissidenti rifugiati all’estero furono assassinati anche oltre i confini dell’America Latina. Alcune fra le nazioni coinvolte furono  Cile,  Argentina,  Bolivia,  Brasile,  Perù,  Paraguay e  Uruguay.
E il colpo di Stato in Cile? Nello specifico, nel Cile di Pinochet, subito dopo il colpo di Stato, arrivarono militari brasiliani “esperti” nelle tecniche di tortura, rapimento e incarcerazione degli oppositori, nonché di smantellamento delle organizzazioni dichiarate illegali. I servizi segreti cileni riuscirono, grazie all’organizzazione dell’Operazione Condor, ad assassinare numerosi personaggi scomodi al regime all’estero, come  Orlando Letelier.  Pinochet godette anch’egli dell’aiuto del neofascista  Stefano Delle Chiaie e degli Stati Uniti, che gli commissionarono il golpe del  1973 con il quale salì al potere. Il  colpo di Stato in Cile del 1973 fu il rovesciamento del governo democraticamente eletto presieduto da  Salvador Allende da parte dell’esercito e della polizia nazionale, avvenuto l’11 settembre 1973. Evento fondamentale della  storia del Cile, il  colpo di Stato è assurto a simbolo della  guerra fredda e dell’ingerenza degli  Stati Uniti d’America nelle questioni interne dei paesi dell’America Latina.
La catena di eventi che determinò il colpo di Stato ha origine nel risultato delle  elezioni presidenziali del 1970 che vide prevalere, se pur di poco, la coalizione di sinistra dell’ Unità Popolare sulla coalizione di destra composta da  Partito Nazionale e  Democrazia Radicale, segno di un elettorato fortemente polarizzato. In accordo con la costituzione, il  Congresso risolse la situazione di stallo creatasi con il risultato del voto tra  Salvador Allende (con il 36,3%), il conservatore (ed ex presidente)  Jorge Alessandri Rodríguez (35,8%), e il cristiano-democratico  Radomiro Tomic (27,9%), votando per l’approvazione della maggioranza relativa ottenuta da Allende.
Diversi settori della società cilena continuavano ad opporsi alla sua presidenza, così come gli Stati Uniti che esercitarono una pressione diplomatica ed economica sul governo. L’11 settembre 1973 le  forze armate cilene rovesciarono Allende, che morì suicida durante il colpo di Stato. Una  giunta militare guidata da  Augusto Pinochet prese il potere.
Il romanzo di Paolo Tagliaferri. Il più classico degli inizi per una storia che classica non è. Una stazione dei carabinieri, una notte di temporale, un uomo che sembra ricordare Il proprio nome. Un mistero crescente attraverso il quale la storia di un paese martoriato come il Cile, bussa, con le sue mani insanguinate, alla porta del maresciallo Massimo Alatri, Max per gli amici e svela i retroscena di un delitto dimenticato. La ricerca, la caccia e L’uccisione da parte della DINA, la feroce polizia segreta di Pinochet, di un uomo che credeva nelle proprie idee e nella liberazione dell’umanità. Un fatto di sangue epico, dove cacciatore e preda, per uno scherzo del destino, portano lo stesso nome: Miguel. Con una narrazione fatta di salti temporali e sequenze cinematografiche, Tagliaferri assolve quello che per Derek Raymond, il maestro inglese del noir, è uno dei compiti principali dello scrittore: “misurare ciò che è stato dimenticato”. Il racconto porta la prefazione di Emilio Barbarani, Segretario di Legazione presso l’Ambasciata italiana di Santiago del Cile al momento dei fatti attinenti “Io mi chiamo Miguel”, che lo stesso ha raccontato nel suo libro “Chi ha ucciso Lumi Videla” (Mursia, 2012). Barbarani, successivamente, è stato Ambasciatore italiano presso la stessa Ambasciata. Corredano e integrano il romanzo, tanto da potersi considerare due precedenti capitoli dello stesso, i racconti Al Amara e La linea; in essi il protagonista, Max Alatri, muove i suoi primi passi tra assassini, criminalità organizzata e colletti bianchi. Alla ricerca della sua personale idea di giustizia, inscindibile da quella, troppo spesso relativa, di verità. Prefazione di Emilio Barbarani.
L’evento è organizzato dalla Proprietà Scalfati e dall’agenzia Omicron, gode del patrocinio della Provincia di Latina e del Consiglio regionale del Lazio.
Il fine de Incontri a Borgolago resta quello di “una rassegna che non ha come fine quello della sola evasione ma anche di creare riflessioni. Gli incontri che abbiamo messo in calendario sono stati creati ad arte per animare dibattito e riflessione, abbiamo volutamente evitato incontri con l’autore autoreferenziale, in modo da coinvolgere sin dalle prime battute il pubblico, assoluto protagonista insieme ai relatori di incontri dove è il tema il vero e reale protagonista. Il nostro obiettivo resta quello di creare proprio qui sul lago di Paola a Sabaudia un think tank per un momento continuo di confronto, spunto e riflessione, trampolino per idee e progetti futuri che aiuti il nostro territorio a crescere e a incastonarsi con i grandi eventi nazionali e internazionali”, spiegano gli organizzatori Anna Scalfati e Gian Luca Campagna.
Gli altri incontri in programma
6 agosto ‘Ypnos’ di Gino Saladini
13 agosto ‘Apologia della lettura’ di Diego Zandel. Incontro aperto a tutti gli scrittori per un loro intervento a tema.
20 agosto ‘Hijab, il velo della libertà’ di Giorgia Butera e Tiziana Ciavardini
27 agosto ‘Conservare la natura’ di Francesco Giubilei
3 settembre ‘Quel lago chiamato Paola’ di Giulio Scalfati

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