Consulta per i disabili, la lettera indirizzata all’Amministrazione: “Cosa volete da noi?”

Consulta per i disabili, la lettera indirizzata all’Amministrazione: “Cosa volete da noi?”
La presidente della Consulta comunale per le politiche a favore delle persone disabili Franca Masiello scrive una lettera pubblica indirizzata all’Amministrazione comunale. La storia, purtroppo, è quella che spesso accade agli organi consultivi, rischiano di rimanere totalmente inascoltati. Riportiamo di seguito la lettera della Masiello.
“La “consulta comunale per le politiche a favore delle persone disabili” viene istituita nel lontano 2004 dall’allora amministrazione Bartolomeo. Sedici anni in cui famiglie ed associazioni hanno discusso e portato all’attenzione delle varie amministrazioni che si sono susseguite tanti temi, tante problematiche inerenti alla disabilità. Incontri che, soprattutto, negli ultimi anni hanno visto presenti i vari assessori di competenza che hanno ascoltato le nostre istanze proponendo anche soluzioni. Facendo un resoconto di questi 16 anni possiamo dire che le nostre istanze e le loro proposte sono rimaste belle parole scritte nei tanti verbali.
Volendo evitare polemiche, ma a puro scopo esemplificativo, riportiamo qualche esempio.
Nel novembre 2018 dopo nostra richiesta ci viene dato uno spazio sul sito del comune in cui poter pubblicare i vari verbali ed altre cose che ci riguardano: ad oggi è ancora praticamente vuoto. È stato chiesto più e più volte un censimento degli stalli gialli riservati ai disabili poiché i più sono ubicati in spazi scomodi e, come già fatto presente, in Largo Paone occupato da ambulanti. Punto molto importante l’accessibilità. In tutti questi anni abbiamo proposto di adeguare i parchi rendendoli accessibili a tutti i bambini con percorsi sensoriali e giostrine inclusive: nel frattempo è stato inaugurato un nuovo parco (accessibilità zero).
Poi ci sono le scuole: hanno tutte l’accesso con passerella, ma, poi, all’interno i ragazzi disabili sono impossibilitati a recarsi nei vari laboratori e, addirittura, in alcuni casi sono costretti mangiare in classe perché impossibilitati a recarsi in mensa.
Un altro tasto dolente riguarda le spiagge: possiamo dire che qualche privato si è attrezzato al fine di rendere accessibile lo stabilimento, ma le spiagge libere sono off limits per i disabili.
Una nota positiva arriva nell’agosto 2019 quando la giunta comunale approva il PEBA (piano per l’eliminazione delle barriere architettoniche): si inizia con un progetto pilota e ad ottobre si appaltano i primi lavori. Ad oggi non sappiamo che fine abbia fatto quel progetto perché nessun lavoro è iniziato. Possiamo continuare con la mancanza di strutture sportive, sociali, socioculturali e ricreative, importanti per l’integrazione e l’inclusione delle persone disabili. Ancora: le famiglie di Formia per far fare la riabilitazione dell’età evolutiva ai propri figli sono costrette a rivolgersi a privati oppure a fare i pendolari nelle regioni limitrofe perché la TSMREE è praticamente chiusa( in questo caso il problema è comprensoriale, non solo di Formia).
A questo punto, la domanda sorge spontanea: esattamente questa amministrazione cosa vorrebbe che fossimo? Quale dovrebbe essere il nostro ruolo? Cosa si aspetta che noi facciamo? La Consulta è un organo comunale con funzione consultiva: una funzione che, come evidenziato in questo scritto, svolgiamo a fatica.
Allora, ci si dica a chiare lettere: la Consulta deve continuare ad esistere per quello che è o per quello che vorrei vorreste fosse? In quest’ultimo caso, forse, sarebbe meglio assumersi la decisione di chiuderla. Non siamo nati per il solo fatto di esistere, ma per dare un contributo vero in fatto di disabilità.”

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