Uccise il cane Lucky, condanna confermata in appello

Uccise il cane Lucky, condanna confermata in appello

Confermata dalla Corte d’Appello di Roma la condanna a otto anni di reclusione all’imputato noto alle cronache come l’uomo che nell’estate 2018 uccise nel capoluogo pontino il cane Lucky, gettando l’animale agonizzante in un cassonetto dei rifiuti dopo avergli sfondato il cranio a forza di botte, ma finito accusato anche per una serie di maltrattamenti in famiglia, atti osceni davanti a dei minorenni e violenza sessuale sulla moglie.

Una storia di orrori venuta alla luce nel corso delle indagini avviate dai carabinieri dopo la scoperta nel quartiere Nascosa del cane massacrato, su cui aveva presentato una denuncia l’associazione Amici del cane, poi costituitasi parte civile.

Un caso che aveva portato il giudice per l’udienza preliminare del Tribunale di Latina, Giuseppe Cario, a optare per una condanna più severa rispetto ai 5 anni e 4 mesi di reclusione chiesti dal pubblico ministero al termine della sua requisitoria, e che ora è stata confermata in appello.

Individuata l’auto che si era fermata vicino al bidone della spazzatura per far sparire l’animale, il 18 giugno di due anni fa, gli investigatori identificarono un uomo che viveva nella zona.

Interrogando i familiari di quest’ultimo, la moglie, i figli e i figli avuti dalla donna in un precedente matrimonio spuntarono poi fuori anche le violenze, che sarebbero andate avanti da ben diciassette anni.

Tra cui quella ai danni di una delle figliastre, a cui l’imputato avrebbe anche chiesto prestazioni sessuali in cambio di cento euro.

Un quadro che nell’agosto successivo spinse il gip Pierpaolo Bortone a ordinare l’arresto del latinense.

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