Ottantaquattro chili di cocaina dal Cile, tre condanne

Ottantaquattro chili di cocaina dal Cile, tre condanne

Condannati i due pontini e il neroniano processati per l’importazione di oltre 84 chili di cocaina dal Cile e arrestati nel luglio 2018 dalla Guardia di finanza.

Il Tribunale di Livorno ha condannato Luigi Ciarelli, esponente della nota famiglia di origine nomade da tempo stabilitasi a Latina, a 12 anni di reclusione, il 48enne Benito Aversano, di Aprilia, a nove anni e otto mesi, e Claudio Pitolli, 53enne di Anzio, a nove anni e quattro mesi.

Le indagini sono iniziate il 29 gennaio di due anni fa, quando al porto di Livorno è approdata una nave proveniente da San Antonio, in Cile.

Utilizzando anche lo scanner in dotazione all’Agenzia delle dogane, il personale della stessa Agenzia e gli investigatori della Guardia di finanza hanno notato delle anomalie in una cisterna d’acqua custodita in un container e destinata a una ditta toscana.

All’interno della cisterna sono stati così scoperti dei supporti di metallo in cui erano stati nascosti oltre 84 chili di cocaina, che immessa sul mercato avrebbe fruttato 19 milioni di euro.

Sostituiti quei supporti con altri vuoti, i finanzieri hanno iniziato a monitorare i telefoni dell’azienda a cui era diretto il carico e quando alla ditta sono arrivate le prime telefonate per far trasportare quella cisterna nel Lazio gli accertamenti si sono concentrati su Ciarelli, Aversano e Pitolli.

Il carico è stato portato ad Aprilia e da lì a Latina, nei pressi dell’abitazione di Ciarelli, fratello del boss Carmine.

Quando sono stati aperti i supporti in metallo sono però stati trovati vuoti.

Gli indagati hanno pensato che la coca fosse in qualche altro punto della cisterna ma subito dopo per loro, senza avere il tempo di fare ulteriori particolari ricerche, sono scattate le manette.

Il gip ha definito Aversano e Ciarelli “parte di centri malavitosi in grado di organizzare trasporti internazionali di grosse partite di stupefacenti”, con “le risorse economiche per farlo”, mentre Pitolli è stato considerato “il braccio operativo” del gruppo, che tra un falso e una sostituzione di persona si sarebbe occupato anche di pagare la ditta toscana incaricata del trasporto della cisterna fino ad Aprilia.

Ora la condanna.

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