Punto giornaliero sui dati del coronavirus: quali sono le Regioni più a rischio?

Punto giornaliero sui dati del coronavirus: quali sono le Regioni più a rischio?

Ermete Labbadia, laureato da anni in economia e commercio ma appassionato e con una tesi in statistica, ci accompagna nella lettura dei dati del contagio dell’emergenza Covid-19.

“Notizie ancora positive  in Italia anche dopo i dati comunicati l’8 giugno: 280  i nuovi positivi accertati.

Scende il numero degli attualmente positivi: 34730 (-562). Ancora sotto quota 100 i nuovi decessi: 65 comunicati nella giornata di ieri.

In calo per il 64° giorno consecutivo, anche se di poco,  il numero delle persone che occupa le terapie intensive: 283  (287  il giorno precedente).

Scende il numero dei pazienti contemporaneamente ricoverati negli ospedali: 4729  (4864 il giorno precedente).

Nella tabella 1 troviamo nella prima colonna i casi accertati da inizio epidemia.

Nella seconda colonna della Tabella 1  i nuovi casi positivi accertati ieri.

Le due colonne successive ci indicano la media giornaliera dei casi calcolata nelle ultime due settimane, cioè dal 26 maggio all’1 giugno e dal 2 all’8 giugno.

L’ultima colonna ci indica il rapporto tra questi due valori: quindi dove il numero è superiore ad 1 vuol dire che la media dell’ultima settimana è maggiore e quindi la situazione è peggiore. Non ci sono al momento regioni italiane con  un rapporto che possa destare elementi di preoccupazione.

Il rapporto positivi/tamponi in Italia  di ieri sale ad 1,03%; anche in Lombardia il rapporto positivi/tamponi di ieri sale a 4,38% .

L’indice Rt, dopo i dati comunicati il  giorno 8 giugno, è 0,55 per  l’Italia e 0,65 per la  Lombardia.

Nella prima colonna della Tabella 2 la percentuale di contagiati accertati in base alla numerosità della popolazione nelle varie regioni italiane.

A sorpresa non è la Lombardia (0,898%) la regione con la percentuale più alta, ma la Valle d’Aosta (0,948%).

Nella seconda colonna della Tabella 2 il tasso di letalità apaprente, ovvero il rapporto tra decessi ufficiali e casi totali accertati. Il tasso di letalità peggiore è nettamente della Lombardia (18,035). Come abbiamo scritto ripetutamente un tasso di letalità maggiore non significa nella quasi totalità delle situazioni un virus più cattivo o medici meno efficienti, ma  un tasso di letalità apparente più alto ci indica semplicemente di quanto sia sottostimato il numero reale dei positivi.

Molise con 5,272 e Umbria con 5,307 sono le regioni con tasso di letalità minore.

Nella terza colonna abbiamo moltiplicato i valori delle prime due colonne per trovarci una percentuale di contagi sulla popolazione più probabile, supponendo un tasso di letalità reale dell’1%.

In realtà il tasso di letalità reale probabilmente si dovrebbe avvicinare al 2%, ma avvicinandolo all’1% si tiene conto in questa analisi di oggi del fatto che si sta evidenziando dai risultati dei test sierologici, cioè che il Covid 19 fosse presente nella nostra penisola già dall’autunno scorso.

In questo modo, come si evince dall’ultima colonna della Tabella 2,  risulterebbe che più del 17% dei Lombardi sia stato già colpito dal Covid, mentre nel Lazio questa percentuale sarebbe compresa tra l’1  e il 2%, percentuali non molto dissimili da quelle che potrebbero risultare  dai test sierologici a campione.

La Basilicata con solo 0,48% di casi sulla popolazione potrebbe essere stata la regione meno colpita per numero di abitanti.

Ma proprio Calabria, Basilicata, Sicilia, Molise ed Umbria, proprio perché le meno colpite, sono anche le regioni  con un numero più elevato più suscettibili e quindi più a rischio in caso di nuovi focolai che dovessero verificarsi.

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