“Smokin’ fields”: dopo il dissequestro del patrimonio personale degli indagati i comitati tornano alla carica

“Smokin’ fields”: dopo il dissequestro del patrimonio personale degli indagati i comitati tornano alla carica

A margine della sentenza con cui la Cassazione ha rinviato al Tribunale del Riesame la decisione sul sequestro dei beni personali degli indagati nell’inchiesta denominata ‘Smokin’ fields’, annullando contestualmente i sigilli a tale patrimonio, i comitati dell’area di Mazzocchio tornano alla carica. I cittadini, stante la situazione ancora non definitiva del processo, chiedono che non si provveda “ad alcun tipo di miglioria all’interno dello stabilimento di compostaggio ma si utilizzino fondi pubblici e privati per bonificare i terreni inquinati”.

“La decisione della Cassazione che ha parzialmente accolto il ricorso presentato da Vittorio e Alessio Ugolini (ex proprietari della Sep di Mazzocchio) e dall’ex dirigente della Regione Lazio Luca Fegatelli, dà ragione ai Comitati riuniti di Mazzocchio, Boschetto, Fontanile e Pontinia Ambiente e Salute, che solo pochi giorni fa avevano chiesto la revoca di un ingente finanziamento ottenuto dalla amministrazione giudiziaria che oggi gestisce la Sep. La Corte di Cassazione, come riportato dagli organi di stampa, ha statuito che il Tribunale del Riesame dovrà rivalutare il sequestro di poco più di un milione di euro di beni personali degli imputati perché ‘non ha svolto alcuna riflessione sulla capienza patrimoniale della società'”.

“Questa decisione – scrivono i comitati – dimostra che il processo è tutt’altro che definito. Anzi siamo solo all’inizio. Paradossalmente potrebbe ancora intervenire la prescrizione e Ugolini e co. potrebbero tornare in possesso dell’azienda. Per questo chiediamo a gran voce che non si investa su alcun tipo di sviluppo di questo stabilimento. Ci risulta davvero paradossale che l’amministrazione giudiziaria abbia deciso di chiedere, ottenendolo, un finanziamento che dovrà essere restituito in 15 anni del valore di un milione e 750 mila euro. La situazione – proseguono i cittadini – non è definita e non possiamo rischiare che il vecchio proprietario si ritrovi a capo di un’azienda perfino rinnovata”.

“Di soldi da spendere, per la salvaguardia della salute e dell’ambiente dove vivono i cittadini di diversi comuni limitrofi alla Sep ce ne sarebbero e tanti. Ci opporremo in ogni modo a qualsivoglia apertura dell’impianto. Prima di migliorare l’azienda, infatti, è necessario che vengano smaltite, senza disagi, le tonnellate di rifiuti ancora presenti nell’impianto. Occorre poi provvedere alla bonifica dei terreni inquinati a causa della scellerata azione della vecchia proprietà, la quale ha cosparso in più aree del compost non maturo, ossia del rifiuto. Secondo il decreto legislativo 152/2006 ossia il testo unico ambientale, per la bonifica sono responsabili in solido i proprietari dei terreni ma anche coloro che hanno materialmente inquinato. La gestione giudiziaria si impegni allora ad utilizzare i fondi ricevuti per ristorare il territorio vessato da vent’anni di attività della Sep e non per riconvertire o effettuare migliore all’azienda”.

Per concludere, i comitati rivolgono un nuovo appello al sindaco di Pontinia, nonché presidente della Provincia Carlo Medici. “Il sindaco ha la possibilità di emettere ordinanze che obbligano alla bonifica e anche la possibilità di emettere sanzioni fino a 40 mila euro. E’ vero sono azioni non risolutorie e anche i soldi sarebbero pochi per portare a termine le bonifiche ma sarebbe una presa di posizione forte di cui ad oggi non si ha traccia, con buona pace della salute di migliaia di persone che ogni giorno vedono avvelenarsi terreni e falde acquifere. Non è bastato un sequestro per far tornare tutto alla normalità, non è questo il momento di abbassare la guardia. Noi siamo in stato di allerta permanente ma speriamo che anche le istituzioni facciano la propria parte”.

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