Analisi dei dati del coronavirus: test sierologici potrebbero essere molto utili

Analisi dei dati del coronavirus: test sierologici potrebbero essere molto utili

Ermete Labbadia, laureato da anni in economia e commercio ma appassionato e con una tesi in statistica, ci accompagna nella lettura dei dati del contagio dell’emergenza Covid-19.

“Abbiamo più volte scritto che i risultati dei test sierologici, soprattutto quelli a campione, ci potranno dare informazioni essenziali sui numeri e quindi sul reale andamento della curva epidemiologica in questi mesi e che potranno essere ovviamente anche utili alla scienza per comprendere più a fondo il comportamento del virus.

Ieri sono stati resi noti in Conferenza Stampa della Regione Lazio i primi risultati a cui sono stati sottoposti  in questi giorni personale medico sanitario e forze di Polizia.

Prima riflessione: Non è un campione rappresentativo per capire l’incidenza del virus su tutta la popolazione,  perché sono state testate categorie molto più esposte.

Secondo quanto riferito dall’Assessore alla Sanità D’Amato  “Sono stati eseguiti ad oggi 19.414 test sierologici dove la presenza di Igg riscontrata è stata evidente per 422 soggetti pari al 2,17%. I 422 sono stati sottoposti a tampone e 9 sono risultati positivi, ovvero con il virus in corso e asintomatici”.

La prima percentuale del 2,17% non è rappresentativa dell’intera popolazione proprio perché sono state sottoposte solo categorie molto esposte Ad esempio la provincia di Latina conta più di 500.000 abitanti. Già l’1% sarebbe di più di 5000: ci ritroveremmo un numero 10 volte maggiore con questa percentuale dell’1% a quello che è quello dei casi positivi accertati, poco più di 500 in provincia.

Quindi una situazione irrealistica, visto il tasso di letalità apparente già basso che è in provincia inferiore al 6%,  a meno che non si scoprisse che il virus sia in circolazione da un anno, oppure che abbia subito una mutazione prima di febbraio/marzo.         

Anche con un tasso di letalità reale dell’1% i pazienti positivi in provincia dovrebbero essere 3.200, un numero che ci farebbe presupporre che in pratica i 5/6 siano sfuggiti al controllo di questi mesi, ipotesi come detto avvalorabile solo se si scoprisse che il virus sia in giro da molto più tempo di quello che oggi si pensa, oppure con modalità completamente diverse, o con una percentuale di asintomatici più vicina al 90 che al 50%.

Quindi se non è molto rilevante la percentuale del 2,17% ai fini della comprensione dell’incidenza del virus, il comunicato della Regione ci fornisce un’informazione abbastanza importante: cioè che per ogni 422 soggetti che hanno avuto una positività, magari senza saperlo, nel corso di questi mesi, 9 persone, ovvero il 2,13%, cioè circa 1/47è ancora capace di contagiare.

Questo significa che in un paese di 4700 abitanti, magari non lontano da una cittadina in zona rossa, gli abitanti che potrebbero aver contratto il virus potrebbero essere per ipotesi sì magari in questo caso l’1% o anche di più , quindi 47 o più. E in questo paese quindi ci potrebbe essere in media un asintomatico non testato ancora oggi in giro, così come in una cittadina di 47.000 abitanti nelle stesse condizioni, le persone che hanno  contratto  il virus potrebbero essere almeno 470 e gli asintomatici inconsapevoli e non testati ancora in giro una decina

Per questo è opportuno mantenere ancora le distanze, perché magari uno di questi asintomatici ha famiglia, figli o nipoti adolescenti o giovani e una movida o anche soltanto un assembramento in un parco pubblico potrebbero innescare una catena ancora molto pericolosa.

Molto diversa invece sarà la situazione col passare dei giorni, ma soprattutto di settimane in cui questa probabilità verrà man mano a scemare.

I nuovi casi positivi accertati in Italia il 20  maggio sono in decrescita: 665.

Anche in Lombardia, come previsto, il rallentamento del contagio si fa sempre più evidente: 294 i casi accertati con una media settimanale che diventa sempre più bassa.

Nella tabella 1 troviamo nella prima colonna i casi accertati da inizio epidemia.

Nella seconda colonna della Tabella 1  i nuovi casi positivi accertati ieri. Solo 5  regioni   fanno registrare più di  15 nuovi casi. In 4 regioni più Bolzano zero casi, mentre in tutte le altre realtà soltanto da 1 a 15 nuovi casi accertati.

Le due colonne successive della Tabella 1  ci indicano la media giornaliera dei casi calcolata nelle ultime due settimane, cioè dal 7 al 13 maggio e dal 14 al 20 maggio.

L’ultima colonna ci indica il rapporto tra questi due valori: quindi dove il numero è superiore ad 1 vuol dire che la media dell’ultima settimana è maggiore e quindi la situazione è peggiore.

Il  Lazio fa registrare 1,11, ma i casi accertati ieri sono confortanti: 28 e quindi sotto la media settimanale  che è intorno a 40.

Nelle prime colonne della  tabella 2  il rapporto positivi/tamponi x 100 che raggiunge i suoi minimi in Italia (0,99Positivi/Tamponi x 100), molto basso se consideriamo comunque che le persone che vengono sottoposte a tampone non sono prese indistintamente ma vengono scelte tra coloro ritenute con una maggiore probabilità di aver contratto il virus.

In miglioramento ancora  la Lombardia.  Il valore peggiore è stato  fatto registrare ieri dal Piemonte (2,575 Positivi/Tamponi x 100) 

In calo per il 45° giorno  consecutivo il numero delle persone che occupa le terapie intensive 676 (-40 in Italia rispetto al giorno precedente), come possiamo vedere dalle ultime colonne della Tabella 2, in cui notiamo lo stesso andamento positivo praticamente per tutte le regioni italiane”.

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