Finanziamento alla SEP di Pontinia, insorgono i comitati: “Prima la bonifica dei terreni inquinati”

Concessi 1 milione e 700 mila euro dal fondo per i beni sequestrati alla criminalità organizzata. I cittadini chiedono la revoca: “Contrari alla ripresa dell’attività se prima non si bonificano i terreni”

Finanziamento alla SEP di Pontinia, insorgono i comitati: “Prima la bonifica dei terreni inquinati”

La Sep, l’impianto di compostaggio sequestrato nel 2019 perché considerato al centro di un intricato sistema di traffico illecito di rifiuti, potrebbe presto riaprire i battenti e farlo con i soldi pubblici. A denunciarlo sono i comitati riuniti di Mazzocchio, Boschetto Gricilli Macallè, Il Fontanile e Pontinia Salute ed Ambiente.

A beneficio della Sep, infatti, è stato concesso un finanziamento pari a 1.750.000 euro come messo nero su bianco nel decreto n. 1884 del 24 aprile 2020. Un finanziamento richiesto dalla nuova proprietà e concesso ai sensi della legge 208/2015 che prevede di concedere somme a quelle imprese confiscate o sequestrate alla criminalità organizzata.

Abbiamo inviato una Pec ai minstri per lo Sviluppo Economico, dell’Economia e della Salute – spiegano dai comitati – per chiedere l’immediata revoca del finanziamento. Non è possibile che si conceda, con soldi pubblici, a un’azienda come la Sep di ripartire. Il nostro non è un “no” per partito preso.

Denunciamo innanzitutto la poca trasparenza di queste operazioni: nessuno ha comunicato a noi cittadini e, a quel che ci risulta, nemmeno alle istituzioni locali, i piani industriali futuri della Sep. Sindaci della zona e Provincia stanno da mesi effettuando incontri per addivenire a un’organizzazione del sistema locale dei rifiuti e questo stride con eventuali azioni di singoli privati. Cosa ancor più grave, l’attività degli anni scorsi che ha portato al sequestro della Sep, come confermato dalla magistratura, ha generato un forte inquinamento di numerosi terreni del comune di Pontinia. Su questi terreni è stato smaltito illegalmente del compost non maturo, ossia dei veri e propri rifiuti. Ad oggi non sappiamo in che modo sia stata compromessa la falda acquifera e non ci risulta che quei terreni siano stati bonificati. A queste condizioni riteniamo sia dannosa qualsiasi nuova attività nell’ambito del trattamento dei rifiuti”.

Al danno potrebbe aggiungersi la beffaconcludono i comitati – Le condanne nei confronti di Ugolini, vecchio proprietario dell’azienda, non sono passate in giudicato. In linea teorica nulla vieta che quest’azienda possa ritornare nelle sue mani. Il vecchio proprietario quindi si ritroverebbe, in barba a qualsiasi norma attuale sulla libera concorrenza, a operare in un impianto rinnovato e perfettamente funzionante grazie ai soldi dei contribuenti”.

I comitati riuniti hanno dichiarato lo stato di allerta permanente e hanno richiesto, attraverso Pec anche un incontro con la proprietà dell’azienda, con cui si auspica di avviare un rapporto di reciproco confronto, per essere messi a conoscenza degli sviluppi futuri della vicenda. L’appello è rivolto anche ai sindaci della zona perché intercedano presso la Regione Lazio per chiarire al più presto la situazione.

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