L’analisi dei dati sulla diffusione del coronavirus: l’attenzione su Roma

L’analisi dei dati sulla diffusione del coronavirus: l’attenzione su Roma

Ermete Labbadia, laureato da anni in economia e commercio ma appassionato e con una tesi in statistica, ci accompagna, come ogni giorno, nella lettura dei dati del contagio dell’emergenza Covid-19.

“Ogni sera, quando vengono comunicati dai Tg o pubblicati sui siti gli aggiornamenti, la tendenza di quasi tutti per capire l’andamento della pandemia è quella di controllare il numero dei decessi, degli attualmente positivi  e soprattutto dei nuovi casi accertati.

Il numero giornaliero dei decessi in queste ultime settimane è da ascriversi però quasi integralmente a contagi avvenuti nel mese di marzo e di aprile, quindi sicuramente tenderà a diminuire nel prossimo periodo, ma chiaramente seguire il suo andamento non può darci un’idea di un’eventuale  accelerata improvvisa del contagio.

Il numero degli attualmente positivi tamponati è sicuramente molto più basso di quello comunicato dai dati ufficiali: probabilmente più della metà dei 68351 attualmente positivi ufficiali è già guarito, ma per avere  due tamponi di controllo negativi che confermino la guarigione l’iter e le tempistiche in Italia non sono sicuramente brevissime.

Se magicamente oggi in Italia tutti oggi potessero fare un tampone probabilmente quasi sicuramente  troveremmo ancora migliaia di asintomatici. Chiaramente sarebbe una buona notizia trovarli perché in questo modo si eviterebbero altri focolai. Quindi se nelle tabelle delle nostre regioni il numero dei nuovi positivi aumentasse non sarebbe per forza una cattiva notizia.

Quello che veramente conta per capire l’evoluzione del contagio  è l’andamento della curva dei casi medi e gravi, perciò spesso insistiamo nei nostri post con la curva dei nuovi positivi ricoverati in provincia di Latina o addirittura con le chiamate al 118 per motivi respiratori o infettivi in Lombardia.

Non appare infatti nei prospetti ufficiali il numero dei nuovi positivi ricoverati e dei nuovi positivi che entrano in terapia intensiva: quello sarebbe il dato per capire il reale andamento della curva epidemiologica.

Dobbiamo dedurre quindi le informazioni dai bollettini delle ASL o degli ospedali ed intuire dalle informazioni che ci danno  sui pazienti ricoverati contemporaneamente o dimessi l’andamento del contagio.

Nella tabella che vi proponiamo oggi  troviamo nelle prime due colonne  le persone contemporaneamente in Terapia intensiva il giorno 3 maggio (alla vigilia dell’inizio della Fase 2) e il 17 maggio (il giorno prima dell’inizio della Fase 2 bis). Nelle ultime due colonne troviamo il numero dei ricoverati contemporaneamente sempre il giorno 3 e 17 maggio. Questi numeri ci dicono appunto il numero delle persone allo stesso momento nell’ospedale ma non ci chiariscono i flussi di entrata e di uscita.

Per la provincia di Latina abbiamo intuito e analizzato in un post qualche giorno fa che la maggior parte delle persone ancora ora  contemporaneamente in ospedali  ha contratto  il virus nel mese di marzo.          

Nella tabella che vi proponiamo oggi si intuisce che la pressione nelle strutture ospedaliere è notevolmente diminuita.

La diminuzione maggiore c’è nel Veneto: quindi da questo si può presumere che la gran parte dei nuovi positivi indicati a maggio nel Veneto siano per lo più asintomatici e questo testimonia ancora il lavoro della regione italiana che indubbiamente si è mossa meglio sia nella Fase 1 che nella Fase 2.

In Lombardia le terapie intensive occupate scendono più rapidamente dei ricoverati: frutto probabilmente di una maggiore dedizione ai pauci sintomatici  o ai malati con sintomi medi , che non era stata possibile nella regione nei periodi più critici dell’epidemia a marzo.

Quella che sembra migliorare meno rapidamente nello svuotamento di posti in ospedale e in terapia intensiva è la regione del Lazio.

Il Lazio viaggia su due binari per quanto riguarda i nuovi positivi: mentre le province Rieti, Viterbo, Latina e Frosinone fanno registrare numeri molto bassi, non dissimili da quelli dell’Umbria per intenderci, Roma, soprattutto città, sembra invece numeri non lontani da quelli di una provincia lombarda.

Notiamo poi dalle tabelle che dopo Lombardia e Piemonte  il Lazio è ancora oggi la regione con più attualmente ricoverati: ciò potrebbe significare che, soprattutto nella capitale,  il numero degli asintomatici non ancora testato potrebbe essere in proporzione molto maggiore che altrove : un motivo in più per stare attenti e per rispettare le indicazioni (mascherine, distanziamenti, lavaggio delle mani)  da parte di coloro che  in questi giorni per lavoro o per altri motivi si sposteranno nella capitale.

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