Coronavirus, ottimismo per le riaperture del 18 maggio: l’analisi

Coronavirus, ottimismo per le riaperture del 18 maggio: l’analisi

Ermete Labbadia, laureato da anni in economia e commercio ma appassionato e con una tesi in statistica, continua ad accompagnare in esclusiva h24notizie.com nella lettura dei dati del contagio dell’emergenza Covid-19.

“Crediamo, come è avvenuto anche negli ultimi 15 giorni, che la consapevolezza dell’esistenza del virus, la conseguente prudenza adottata dalla maggior parte degli Italiani, il fatto che, come diciamo da diverso tempo, la curva reale del contagio stia scendendo in modo più netto di quello che raccontano i Bollettini quotidiani, contribuirà a far sì che anche questa volta numeri settimanali dei nuovi positivi a nostro avviso tenderanno sempre man mano a decrescere e non a crescere. La situazione in Lombardia per il momento avvalora questa nostra ipotesi.

Il grafico in alto ci mostra il numero medio di chiamate al numero 118 per motivi respiratori o infettivi. Il numero è stato di 295,29 e di 298 nelle prime due settimane di febbraio, quando nessuno era a conoscenza della presenza del Covid 19;  subito dopo c’è stata  un’impennata che ha portato il numero medio di chiamate addirittura a 1410 nella settimana dal 13 al 20 marzo, per poi scendere  ad una media di 296,67 nel periodo 9-14 maggio , ritornando quindi ai livelli medi della prima settimana di febbraio.

Se guardiamo il grafico a centro la situazione ci appare ancora migliore: il numero di chiamate nelle ultime due settimane è gradualmente sceso. Le chiamate sono state 365 il 2 maggio, 352 il 4 maggio, mentre sono state soltanto 276 il 13 maggio e 261 il 14 maggio.   

Se magari in regioni poco organizzate il numero dei casi accertati può seguire l’avvenuto contagio anche per un periodo superiore ai 15/20 giorni, è chiaro invece che l’avvertimento dei sintomi e una conseguente chiamata al 118 siano molto più vicini in linea temporale all’avvenimento del contagio: ciò significa che le riaperture del 4 maggio, che in una regione industrializzata come la Lombardia non sono state certamente poche, non hanno causato una crescita dei casi medi o gravi dovuti al Coronavirus.

Nel grafico in basso la linea in verde ci mostra l’andamento della media giornaliera dei casi accertati per ognuna delle ultime 4 settimane. Si nota un miglioramento, ma molto meno evidente di quello delle due curve (rossa e blu) che abbiamo costruito in base al numero delle chiamate al 118 per motivi respiratori o infettivi.

La linea in rosso, definita ottimistica, in realtà è quella più realistica.  Per costruirla abbiamo suppostoc irca un milione di casi totali nella regione lombarda, una letalità dell’1,5% (15.000 decessi) se si considerano i dati ufficiali e che può arrivare fino al 5% ( 50.000 decessi se si considerano tutte quelle persone che nei periodi più critici non hanno avuto la possibilità di essere curate adeguatamente e ovviamente di essere testate con tamponi). Abbiamo ipotizzato  285 il numero di chiamate non legate al Covid nel mese di febbraio.              

Facendo questa supposizione troveremmo poco meno di 1000 casi non accertati nel solo periodo dall’1 al 21 febbraio, che è in linea con le indagini che stanno venendo alla luce in questi giorni.

Abbiamo poi sottratto alla media delle chiamate di ciascun periodo il numero 285 e lo abbiamo moltiplicato per 25. In pratica abbiamo supposto che per ogni chiamata ci fossero 25 casi, comprendendo anche quindi pauci sintomatici ed asintomatici. In questo modo i casi probabili in Lombardia sarebbero più o meno un milione, circa 12 volte di più di quelli finora accertati.

La linea in rosso ci mostra addirittura che adesso i casi comunicati nei Bollettini giornalieri in Lombardia sono addirittura superiori a quelli che si verificano in realtà, cosa che non è mai accaduta: nei periodi critici addirittura gli accertati erano un ventesimo o un trentesimo rispetto ai probabili.

Unico dubbio è se il numero di chiamate non legate al Covid sia rimasto di 285. Sicuramente ad abbassarlo avrà contribuito il fatto che non ci saranno più chiamate legate ad infezioni stagionali (pensiamo all’influenza ordinaria) ma è altrettanto vero che ci sono anche altri fattori che tendono ad alzarlo: a titolo esemplificativo  le chiamate nella zona di Lodi sono state 58 il 20 febbraio, 109 il 21 febbraio e 157 il 24 febbraio e non certo perché il contagio fosse raddoppiato in un giorno o triplicato in 4 giorni: chiaramente molte persone giustamente o ingiustamente, dopo aver saputo dell’esistenza del Covid,  si sono preoccupate e hanno chiamato  pur avendo sintomi più lievi o che in altri periodi non ritenevano preoccupanti.

La linea in blu nel grafico in basso è stata costruita quindi con criteri più pessimistici, abbassando il numero di chiamate non legate al Covid a 250 ed usando un moltiplicatore più vicino al 20 che al 25: abbiamo supposto in pratica che l’abbassamento del numero di chiamate dovuto ad influenza ordinaria sia molto più forte dell’innalzamento dovuto a preoccupazioni per sintomi più lievi.

La cosa importante, al di là del numero delle chiamate non Covid, che può essere supposto anche molto più basso,  è che, nonostante le riaperture, la curva del contagio almeno dei casi medi e gravi si stia abbassando moltissimoè in  picchiata, non in una discesa più tenue anche se ugualmente confortante che ci arriva dai casi accertati registrati nei Bollettini quotidiani.  

E proprio perché il numero dei casi accertati si sta avvicinando in questo periodo molto di più a quello reale e sia perché in questa regione in particolare tale numero può seguire l’avvenuto contagio anche per un periodo superiore ai 15- 20 giorni, ci aspettiamo nei prossimi giorni, a parità di tamponi, una diminuzione molto più netta anche dei casi ufficialmente registrati  in Lombardia e di conseguenza in Italia.

Il pericolo ovviamente non è totalmente passato per via degli asintomatici e quindi si potrebbero verificare nella nostra nazione  anche nuovi focolai, come quello dei macelli in Germania, del campo Rom in Molise, dei locali chiusi in Corea del Sud, ma che saranno comunque molto minori e più isolati  contenuti se il senso di responsabilità della maggior parte degli Italiani rimarrà quello delle ultime settimane”. 

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