Coronavirus, l’analisi giornaliera dei dati del contagio

Coronavirus, l’analisi giornaliera dei dati del contagio

L’analisi dei dati di oggi di Ermete Labbadia, laureato in economia e commercio con una tesi in statistica, che tutti i giorni ci prova a far addentrare nei dati dell’emergenza nazionale e locale di Covid-19.

E ORA ATTENZIONE AI GIOVANI E AI TRUCCHETTI DELLE REGIONI.

Questo scrivevamo intorno al 4 maggio:

“ I dati e le nostre considerazioni fatte nei giorni precedenti ci fanno essere ottimisti sul fatto che i numeri del contagio non saliranno in modo consistente nelle prossime settimane:  qualche nuovo focolaio capiterà sicuramente, ma i numeri settimanali dei nuovi positivi a nostro avviso tenderanno sempre man mano a decrescere e non a crescere.”

Questa invece è una considerazione fatta due giorni fa, dopo che la Lombardia aveva fatto registrare più di 1000 casi giornalieri secondo le comunicazioni ufficiali:

“Proprio perché il numero dei casi accertati si sta avvicinando in questo periodo molto di più a quello reale ci aspettiamo in particolare nei prossimi giorni, a parità di tamponi, una diminuzione più netta dei casi in Lombardia,  poiché il numero medio di chiamate al 118 per motivi respiratori o infettivi sta scendendo di più di quello che ci racconta il rilevamento dei casi accertati nelle ultime due settimane.”       

Per fortuna queste nostre analisi  si sono rilevate veritiere: continuano infatti le notizie incoraggianti in Italia anche dopo i dati ufficiali comunicati il 15 maggio.

I nuovi casi positivi accertati ieri nella nostra nazione sono 992.

In calo per il 41° giorno  consecutivo il numero delle persone che occupa le terapie intensive: 808 (855 il giorno precedente).

Dalla Tabella si evince che ben 15 regioni fanno registrare meno di 50 nuovi casi.

In calo rispetto ai giorni precedenti soprattutto il numero dei nuovi casi in Lombardia: 299

 E dopo il 18 maggio?

Neanche dopo il 18 maggio pensiamo che la situazione in Italia peggiorerà.

Ci potrebbe essere qualche problema ad avere il giusto distanziamento nei mezzi di trasporto proprio il 18 (per questo auspicavamo un’apertura più graduale  (4 – 11 e 18 maggio), ma crediamo, come hanno dimostrato questi ultimi 15 giorni, che  la consapevolezza dell’esistenza del virus, la conseguente prudenza adottata dalla maggior parte degli Italiani, il fatto che, come diciamo da diverso tempo, la curva reale del contagio stia scendendo in modo più netto di quello che raccontano i Bollettini quotidiani, contribuirà a far sì che anche questa volta numeri settimanali dei nuovi positivi a nostro avviso tenderanno sempre man mano a decrescere e non a crescere.

Lo è una dimostrazione quello che sta succedendo in Germania dopo l’allentamento di alcune misure restrittive iniziato dal 20 aprile: come si evince dal grafico,  i numeri dei nuovi casi stanno scendendo, magari in maniera meno netta del periodo precedente, ma non stanno certamente salendo.

Si potrebbe verificare ovviamente qualche nuovo e speriamo isolato focolaio: più del  40% delle persone che ha contratto il virus è asintomatico, quindi ovviamente ci sarà ancora qualcuno che avrà avuto contatti anche nell’ultimo periodo con persone positive.

Per questo non è giunto ancora per i giovani il momento di trasgredire: sono soprattutto da evitare gli assembramenti al chiuso: il focolaio in Corea del Sud è partito proprio da luoghi chiusi: la differenza che nella nazione asiatica c’è stata una programmazione che dura da anni e c’è un’app funzionante per cui si riesce ad individuare i casi e a spegnere i focolai in tempo rapido.

Osservare un minimo di distanziamento è opportuno non solo perché qualche regolamento  lo vieta ma soprattutto perché facendo il contrario si mette in pericolo la salute di se stessi , dei propri cari e il sistema economico della zona in cui si vive, che non può permettersi altri lockdown.

I grafici ci mostrano che in questo periodo Francia, Italia e Germania  sono alcune delle nazioni con il trend migliore (più la discesa appare ripida e più la situazione migliora), mentre Svezia, Russia e soprattutto Brasile sono alcuni dei Paesi con trend peggiore (notiamo in questo caso delle salite e ovviamente dove c’è più pendenza la situazione è peggiore)            

Nella tabella pubblicata l’ultima colonna ci indica il rapporto tra le medie giornaliere dei casi nelle regioni italiane calcolate nelle ultime due settimane: dove il numero è superiore ad 1 vuol dire che la media dell’ultima settimana è maggiore e quindi la situazione è peggiore.

Solo il Molise fa registrare un valore largamente superiore ad 1 per via di un focolaio sviluppatosi qualche giorno fa in un campo Rom a Campobasso.

Ermete Labbadia

Notiamo anche che sono proprio le regioni con un basso numero di nuovi positivi che riescono più difficilmente a mantenersi sotto il valore 1: Umbria, Sardegna, Valle d’Aosta, Calabria, Molise.

Per questo siamo molto meno ottimisti per il passaggio dalla fase 2 alla fase 3 : non c’è stato evidentemente fino ad ora nella maggior parte delle regioni italiane un sistema di tracciamento efficace. 

In molti altri paesi, come la Germania e la Francia, sono stati realizzati bandi per reperire tracciatori già da un paio di mesi.

Ovviamente far diventare  una regione zona rossa solo perché passa da una media di 2 nuovi positivi a 3 ci sembrerebbe una forzatura un pochino assurda: per questo anche il buon senso deve andare al di là del valore dell’’Rt (erre con t):

le regioni per non avere più casi rispetto al periodo precedente e quindi un indice Rt peggiore, che li porterebbe a chiusure, potrebbero essere portate ad effettuare un numero meno consistente di tamponi oppure a registrare i  nuovi positivi  nei computi delle settimane precedenti.

Ci auguriamo quindi che non si ricorra a questi “trucchetti”, che  il buon senso prevalga  e che si tenga conto soprattutto del rapporto nuovi positivi/ nuovi tamponi effettuati su scelte riguardanti eventuali restrizioni o allentamenti.  

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