Autostrada, progetti e sprechi, condanna definitiva per De Filippis

Autostrada, progetti e sprechi, condanna definitiva per De Filippis

Definitiva la condanna di Raniero De Filippis a risarcire la Regione Lazio per lo sperpero di denaro legato alla progettazione dell’autostrada Roma-Latina.

Il dirigente regionale, attualmente aspirante sindaco al Comune di Fondi per il centrosinistra, si è visto dichiarare inammissibile dalle sezioni unite civili della Corte di Cassazione il ricorso presentato contro la sentenza d’appello della Corte dei Conti che gli ha imposto di pagare 430mila euro.

Mentre dei cantieri per l’arteria con cui si intende sostituire la Pontina continua a non esserci traccia e si va avanti tra un ricorso e l’altro, la vicenda per cui è stato condannato De Filippis riguarda il danno erariale prodotto con la gestione della progettazione dell’autostrada ai tempi del governatore Francesco Storace.

Uno sperpero stimato dagli inquirenti contabili in venti milioni di euro.

Ai tempi di Storace era stata costituita una società mista ad hoc, l’Arcea, incaricata della progettazione, dell’esecuzione e della gestione dell’autostrada e della bretella Cisterna-Valmontone.

Un’azienda controllata per il 51% dalla Regione e per il resto da un gruppo di privati composto dalla società Autostrade del gruppo Benetton, da Monte dei Paschi Merchant Bank e dal Consorzio 2050, che a sua volta aveva come azionisti principali So.Co.Stra.Mo di Erasmo Cinque e il Consorzio Coop Costruttori della Lega Cooperative.

La pianificazione, progettazione, esecuzione e gestione dell’infrastruttura vennero però affidate ai soci di minoranza e tale affidamento venne considerato illegittimo sia dall’Unione europea che dall’Antitrust.

A quel punto la situazione si complicò e, eletto presidente Piero Marrazzo, l’Arcea venne messa in liquidazione e sostituita da Autostrade del Lazio, composta da Regione e Anas.

Sui progetti già realizzati, per cui la società liquidata chiedeva i pagamenti, venne quindi stipulato nel 2009 un accordo transattivo, in base al quale, stimando il valore di quei progetti in 48 milioni di euro e facendo la differenza con quanto era già stato pagato dall’ente pubblico, alla società vennero concessi quasi 30 milioni.

Gli inquirenti contabili hanno ritenuto che l’accordo transattivo, siglato da De Filippis, fosse stato stipulato a condizioni diseconomiche.

Scattata la prescrizione, di cui ha beneficiato lo stesso Storace, la Corte dei Conti ha condannato alla fine solo De Filippis a risarcire 600mila euro, ridotti in appello a 430mila.

Una sentenza ora definitiva, essendo stato il ricorso del dirigente considerato dalla Cassazione inammissibile “sotto plurimi profili”.

Il fondano è stato inoltre condannato a pagare alla Regione oltre seimila euro di spese di giudizio.

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